Torino non balneabile

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Torino Non Balneabile è iniziato un giorno che faceva caldo, il classico caldo umido di Torino d’estate.
Avevo tempo, una piscina gonfiabile e voglia di pensarmi altrove. 
Torino non balneabile è iniziato un po’ a caso. Un caso che se assecondato ti porta in altri posti, magari dove il mare c’è davvero. Un mare che non vediamo da anni per fare quel lavoro extra che ci permette di restare a galla, in questa Torino non balneabile ma che, se non stiamo attenti, può annegarci.
Torino non balneabile è un salvagente, lanciato a noi stessi per non affogare nei pensieri tristi e nella solitudine di una città deserta che non viene quasi mai raccontata.
Chi rimane in città ad agosto risulta un po’ come un essere mitologico, qualcuno che non può davvero esistere se non nei racconti di qualche nonno allergico alla salsedine. 
Quando rimani qui e il mercato di porta palazzo diventa Dubai, il quartiere mirafiori sud infinite spiagge sarde e la basilica della gran Madre un posto perfetto per rilassarsi la mattina prima del primo bagno. 
Chi resta lo sa, cosa vuol dire vedere il mare online ovunque. Posti che hai sempre detestato, ma che improvvisamente invidi e brami. E anche il lido più scarso in cui andavi da piccola diventa El Dorado.
Torino non balneabile è stata la mia fuga, la nostra fuga, una gita fuori porta, una vacanza dalla non vacanza ad agosto.

Torino non balneabile è l’ultima spiaggia.

E forse va bene così.

Giulia Bartolini Laureata in fotografia allo IED Milano ha iniziato nel 2015 a collaborare con artisti del mondo musicale e della comicità. Affianca ai lavori su commissione una ricerca personale sull’autoritratto che unisce ironia e introspezione, con uno stile pop e attento ai dettagli insoliti.

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