La nave di Teseo. Dal paradosso di Plutarco al manga di Higashimoto

Vaso Francois - Nave di Teseo
Vaso François - Particolare della Nave di Teseo

Il paradosso della nave di Teseo 

 […] gli Ateniesi conservavano la nave su cui Teseo partì insieme coi giovani ostaggi e poi ritornò salvo, una trireme. Toglievano le parti vecchie del legname e le sostituivano con altre robuste, saldamente connettendole fra loro, in modo che essa serviva di esempio anche ai filosofi quando discutevano il problema della crescenza, sostenendo alcuni che era la stessa nave, altri che non era più la stessa

Plutarco – Vite di Teseo e Romolo (23, 1)

La nave dell’eroe Teseo al suo ritorno rimase ad Atene e ogni anno solcava i mari fino a Delo per onorare, secondo i patti, il dio Apollo. Anno dopo anno i pezzi della nave in legno, quelli logori e marci, venivano sostituiti. Plutarco ci dice che i filosofi si chiedevano se con il passare del tempo e le varie sostituzioni quella nave fosse ancora la stessa nave di Teseo. 

Possiamo dire che la nave sia sempre la stessa? O ad un certo punto, con un pezzo sostituito in più, la nave avrà mutato le sue caratteristiche e potremo dire che non sia più la stessa nave?
Ogni soluzione del quesito presenta delle pecche. 

Si può affermare che la nave sia la stessa in quanto la forma e l’aspetto non sono mutati rispetto all’originale, ma in questo modo affermiamo che ci sia un prima e un dopo e in qualche modo un cambiamento. C’è chi invece nega che sia la stessa perché sono le singole componenti della nave a renderla unica e originale e cambiandone solo una, la nave è un’altra, ma non si tiene conto dell’essenza della nave e di ciò che rappresenta. 

Questo quesito spinse il filosofo Hobbes, nel XVI secolo, a fare un ulteriore ipotesi: se le parti vecchie della nave venissero rimesse insieme a formare la nave originaria, quale delle due navi sarebbe
autentica? In questo caso la nave di Teseo sarebbe una brutta copia di se stessa, quindi c’è un limite al suo cambiamento da dover individuare. 

L’ultima soluzione è forse quella più attinente all’individuo: la storia della nave e quel che rappresenta per gli ateniesi è ciò che la definisce come unica e singolare, così come una persona ha una propria identità che rimane al di là del tempo che passa, della sua crescita e del suo invecchiamento. 

Nel manga “La nave di Teseo” attraverso una storia thriller si esprime il concetto dell’identità che permane oltre lo spazio e il tempo. 

“La nave di Teseo” è un manga seinen di Toshiya Higashimoto. In Giappone il primo volume della serie è stato pubblicato nel 2017, in Italia è arrivato cinque anni più tardi grazie all’etichetta J-Pop manga. L’ultimo numero dei dieci in totale, è uscito a maggio 2025. 

La storia si basa su un crimine atroce avvenuto nel 1989, mai accaduto nella realtà: in una scuola di provincia una intera classe di bambini muore per avvelenamento e Bungo Sano, un poliziotto locale, viene accusato della strage. Il figlio Shin a distanza di trenta anni riprende il filo della vicenda per dimostrare l’innocenza di suo padre e dare il volto al vero assassino, è lui il vero protagonista del manga. Ha un conflitto con il padre, non l’ha mai conosciuto e a causa sua ha cambiato nome e città, per non avere la gogna mediatica e sociale. Sua sorella ha addirittura cambiato cognome e non si vedono più come una volta. A livello personale, ha un lavoro come insegnante e una compagna che aspetta un bambino, questo lo spinge a cercare la verità. Ritorna sul luogo dei fatti e la realtà si mescola con elementi misteriosi e magici: una fitta nebbia lo porta indietro nel tempo, all’epoca degli eventi, potrà conoscere la sua famiglia di origine, studiare l’assassino e recuperare indizi. I salti temporali sono molteplici e al ritorno nel presente la vita di Shin subisce delle modifiche irrimediabili, come nel film “Ritorno al futuro” la sequenza degli eventi porta mutamenti irreversibili. Il thriller lascia spazio al lettore di affrontare e chiedersi se Shin sia sempre lo stesso e soprattutto se il vero assassino abbia mantenuto nel tempo la sua identità di persona sadica e con problemi psichici evidenti. 

Il paradosso filosofico viene quindi affrontato con una forte componente emotiva data dalla cattiveria umana che non varia nel tempo, dai legami familiari, dal rapporto con il tempo che passa.
Non a caso l’autore con la scena della capsula del tempo che Shin ritrova in giardino, sembra propendere per la soluzione della permanenza della nostra identità al di là dei cambiamenti e dei ricordi del passato. 

In una didascalia del manga viene esplicitato questo concetto “ogni giorno miliardi di cellule del nostro corpo muoiono per essere sostituite da nuove cellule. Eppure, nonostante questi costanti cambiamenti, non diventiamo persone completamente diverse ma restiamo semplicemente noi”.

Il paradosso della nave di Teseo, è affrontato anche in molte storie fantascientifiche, anche manga ad esempio Akira, sostituendo ad esempio il cervello o altri organi all’interno di un robot, dando i ricordi ad una macchina in modo che sia la copia dell’essere preesistente. In questi casi però c’è la differenza fisica, così come nell’ultimo episodio di Wandavision in cui le due Wanda si interrogano su quale delle due sia l’originale. 

“Conosci l’esperimento mentale del paradosso della nave di Teseo nella metafisica?”
“Naturalmente. La nave di Teseo è un manufatto in un museo, quando le sue tavole di legno marciscono vengono rimpiazzate. Quando non ce ne sono più di originali, è ancora la nave di Teseo?”
“Inoltre se le tavole rimosse vengono restaurate e rimontate senza marciume, è quella la nave di Teseo?”
“Nessuna delle due è quella vera. La vera nave sono entrambe.”
“Allora concordiamo.” (Paradosso della nave di Teseo – Wikiquote)

Si può davvero cambiare il passato, cambiare la propria identità e diventare persone diverse? Nel manga il concetto di rimanere se stessi non è colto in senso positivo, ognuno vorrebbe che il suo passato fosse diverso per diventare persone migliori, o più buone o più felici. C’è un senso di costrizione nel rimanere tali e quali al passato, non qualcosa di appagante o salvifico come spesso accade nel ripensarci bambini, rivedere i nostri sogni e ricordi. 
Siamo davvero come la nave di Teseo costretti a rimanere uguali nonostante il tempo che passa? Il passato fa di noi quello che siamo e non potremo mai liberarcene?
Toshiya Higashimoto sembra dirci che la nostra identità rimane perché rimangono i nostri ricordi, i nostri affetti e le nostre emozioni ci fanno essere quello che siamo. Anche nei disegni, la somiglianza tra il personaggio bambino e l’adulto rimane nonostante il passare del tempo. L’essenza dei personaggi sono la loro condanna, sembra dirci l’autore e non c’è modo di espiare le proprie colpe. 

Il manga riesce ad essere una storia piacevole, se non si vuole scomodare la filosofia e tutte le questioni filosofiche che si porta dietro un titolo così importante, rimane un thriller con un pizzico di fantastico dato dai viaggi nel tempo, con una forte componente emozionale e drammatica. La tensione psicologica è molto alta, è adatto a lettori non troppo giovani, soprattutto per questo visto che non ci sono scene eccessivamente violente. 

Il salto dal paradosso filosofico al manga non è così azzardato come sembra, anche alla luce di una tradizione giapponese chiamata shikinen sengu. La cerimonia prevede la ricostruzione del Santuario di Ise, costruito in legno sacro che avviene ogni vent’anni. Il tempio viene riprodotto di fronte all’altro identico all’originale e a conclusione della costruzione vengono spostati i paramenti sacri e i tesori al suo interno. Sembra esserci più di un nesso tra Oriente e Occidente, tra la nave sacra di Teseo e il tempio giapponese di Ise, tra filosofia ontologica e filosofia orientale: la ricerca dell’identità e della sua esistenza al di là del tempo e dello spazio rimane al centro di un dibattito che forse non avrà soluzione, ma molteplici spunti di riflessione. 

Bibliografia

–Il paradosso della nave di Teseo: concetto di identità e proposte (non definitive) di soluzione 
–Rituals and Ceremonies|Ise Jingu 
-Luca Angelone,La nave di Teseo, la metafisica degli artefatti e la documentalità, in Rivista di estetica, vol.60, 2015, pp.13-20 
–La nave di Teseo 1 

Gloria Rubino 
Vivo vicino Pisa dal 1986, ho studiato architettura e mi occupo di arredamento. Leggo soprattutto fumetti (manga, graphic novel.. chiamateli fumetti) e scrivo sia narrativa che recensioni online. Ho collaborato con Oubliettemagazine e collaboro da qualche anno con Bookreporter e Leggereacolori. Curo la pagina instagram @nuvolettedigloria e mi trovate alle fiere di fumetto

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