La forma dell’acqua di Guillermo Del Toro: amore, mostri e umanità nascosta

Una scena tratta dal film "La forma dell'acqua"

Una recensione de La forma dell’acqua di Guillermo Del Toro, disponibile in doppia versione: testo e audio. Una fiaba oscura tra amore, diversità e umanità nascosta.

C’è qualcosa di ancestrale che da sempre ci lega a un elemento naturale come l’acqua. Qualcosa che esula dalla nostra volontà e coinvolge direttamente il nostro essere, il volto più nascosto della nostra umanità, il barlume di quello che diventeremo, il legame indissolubile con chi ci ha generato e ci ha portato con sé fino alla luce del Mondo.  

Come la creatura anfibia che la regia di Guillermo Del Toro rende punto di svolta, inalienabile sentore di ribellione, inarrestabile incedere dell’amore.

Ogni valico attende al dolore, ma non può impedire l’ascesa di un sentimento capace di diventare magma incandescente, come può essere l’incontro tra due creature che il mondo, in qualche maniera, relega ai suoi margini pensando di farne uso a piacimento per poi riconsegnarle, prigioniere, nel recinto pregiudizievole del ribrezzo. 

La forma dell’acqua di Guillermo Del Toro è un po’ la sintesi elegantemente manierista di tutto questo. Una narrazione strettamente collegata al ritmo e alla tensione fiabesca che si concentra, in una miniera di citazioni, specie del cinema di fantascienza degli anni ’50 e ’60. Magistralmente e acidamente fotografata da Dan Laustsen, ripercorre, con una buona dose di humor nero, una vicenda ambientata nel cuore della Guerra Fredda. La sceneggiatura, scritta da Vanessa Taylor con lo stesso Guillermo Del Toro, si concentra sulla routine quotidiana di Elisa Esposito, orfana, affetta da mutismo e misteriosamente ritrovata in riva a un fiume. Vive a Baltimora dove è addetta alle pulizie in un laboratorio super segreto del governo degli Stati Uniti. La sua routine, essenzialmente racchiusa in pareti di spessa solitudine, cambia quando nel Laboratorio viene ospitata una misteriosa creatura aliena anfibia. Elisa sembra l’unica in grado di percepirne la sensibilità, di comprenderla, di mostrare empatia nei suoi confronti, fino al punto di innamorarsene. Una storia avventurosa, drammatica, fantastica, sentimentale che rappresenta la grande metafora di una condizione umana capace di esprimersi in profondità fino a giungere al confine dei propri limiti. Al di là di una società cinica, menzognera e crudele, pronta a fagocitare ogni brandello di purezza.

La forma dell’acqua, titolo originale The Shape of Water, vincitore del Leone d’Oro di Venezia del 2017, miglior film, miglior regia, miglior colonna sonora originale e miglior scenografia negli Oscar 2018, è il remake de Il mostro della Laguna nera realizzato nel 1954 da Jack Arnold.

Frédéric Pascali, 59 anni, di nazionalità doppia, italiana e francese, laureato in Storia Contemporanea, storico freelance, consulente in comunicazione politica, affiliato alla Società Italiana Studi Elettorali, è socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani e della Fipresci, Fédération Internationale de la presse cinématographique. Scrive per Taxidrivers.it e collabora con CineCriticaWeb.it.
Nel 2021 è stato membro della giuria Fipresci, sezione Parallela, della 78 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Nel passato recente ancora presente nelle giurie SNCCI con il Biografilm di Bologna, l’Asti Film Festival, il Pordenone Docs Fest e il Festival del Cinema Europeo di Lecce.

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