Intervista a Claudia Losi: arte, immaginario e Balena Project

Elemento che genera e purifica, separa e connette, diventa soggetto di narrazioni e immaginari, racconta confini, rinascite, orizzonti ignoti. Presenza originaria e archetipica, l’acqua accompagna la vita sulla Terra fin dalle sue prime manifestazioni. Ne nutre forme, trasformazioni e continuità. La sua natura fluida e mutevole l’ha resa, nel tempo, un simbolo potente e sfaccettato, capace di attraversare culture, epoche, linguaggi. Nell’antichità, come principio cosmico e forza di trasformazione: dai presocratici ai trattati alchemici, fino ai pensieri poetici di Gaston Bachelard, che nell’Acqua e i sogni ne indaga la dimensione onirica e immaginativa, dissolve le forme rigide e apre al fluire del possibile.Nel nostro presente segnato da transizioni ecologiche e crisi sistemiche, l’acqua non è più soltanto una forza naturale o un archetipo simbo lico. È materia viva, contesa, esauribile, risorsa inegualmente distribuita, origine di conflitti e disuguaglianze, luogo di tensioni geopolitiche e vulnerabilità ambientali. Cambiamenti climatici, desertificazioni, alluvioni, inquinamenti: tutto converge su di lei, come uno specchio opaco che riflette lo squilibrio della nostra relazione con il pianeta. Nel pensiero contemporaneo, filosofi come Bruno Latour ci invitano a superare le separazioni rigide tra soggetto e oggetto, tra cultura e natura, riconoscendo la capacità attiva dei non-umani di partecipare alla costruzione del mondo. Anche l’acqua, in questa prospettiva, non è solo sfondo o risorsa, ma attante: agente con cui entriamo in relazione.  Accettando l’opacità e la complessità del presente per immaginare forme inedite di coabitazione e cura, in cui anche l’acqua diventa partner epistemico ed etico, Donna Haraway propone di “restare con il problema”. Nonostante la sua fragilità esposta, l’acqua continua a essere anche serbatoio di speranza, nella possibilità di un’altra relazione meno predatoria. Nei suoi moti, nei suoi silenzi, nei suoi passaggi, ci invita a ripensare il nostro posto nel mondo, le modalità del nostro abitare, il senso stesso del limite e della trasformazione. L’acqua ci chiede di imparare un linguaggio del contatto, dell’ascolto, della permeabilità – come suggerisce Luce Irigaray, che legge l’acqua come simbolo di una soggettività porosa e relazionale, capace di fluire tra le differenze senza annullarle.Non a caso, molte pratiche artistiche contemporanee tornano a interrogare l’acqua come soggetto e come medium, esplorandone le valenze immaginative, rituali, politiche. Questo primo numero tematico di Krill Magazine esplora l’acqua nelle sue molteplici forme e rappresentazioni, attraverso lo sguardo di chi, con pratiche artistiche e narrative transdisciplinari, indaga la relazione tra umano e non-umano, tra natura e cultura. Ne emerge un immaginario contemporaneo fluido e stratificato, in cui l’acqua diventa linguaggio per attraversare il presente e immaginare futuri possibili.

In questo panorama, la ricerca di Claudia Losi si distingue per la capacità di dare corpo e voce all’acqua come esperienza vissuta, tensione narrativa, memoria collettiva. Le sue opere – tra installazioni immersive, performance partecipative e interventi site-specific – non si limitano a rappresentare l’acqua: la evocano come agente vitale e come archivio sensibile, come soglia che unisce tempi e geografie, corpi e territori. L’acqua, nel suo lavoro, diventa strumento poetico e politico, capace di aprire spazi di ascolto, di cura e di responsabilità.L’intervista che segue si muove lungo queste traiettorie liquide, per indagare come l’acqua abiti la pratica artistica di Claudia Losi: con quali gesti, quali materiali, quali visioni. Un viaggio tra metamorfosi, comunità e immaginazione, alla ricerca di nuove alleanze con il vivente e con ciò che ancora non conosciamo.

Nei tuoi lavori l’acqua non è solo un elemento naturale: sembra un soggetto attivo, con una propria voce e volontà narrativa. La dimensione performativa – come in Being There (2021) – crea esperienze immerse in paesaggi liquidi, sospesi tra storia e presente. Che tipo di relazioni si attivano, per te, tra corpo, spazio e memoria attraverso l’acqua?

Being There ph. Johann Muszynsk
Being There, Birmingham, 2008 ph. Ikon Gallery

Nel progetto a lungo termine Balena Project (2004–2021), costruisci un’immagine collettiva e simbolica del mare attraverso un grande corpo di stoffa e un ampio ciclo di opere. Penso, ad esempio, a Les funérailles de la baleine, Knotted Lines o Dissolved Clays. In che modo questo simulacro – una balena riprodotta e itinerante – ha incarnato narrazioni alternative e in che misura ha sovvertito o rinegoziato o si è misurata con le narrazioni ecologiche dominanti?

Balena project, 2008, Installation view at Ikon Gallery The mail box ph. E. Bowen S. Whipps l'artista
Le Funérailles de la Baleine, 2010, Fondo Bruno, Cossila S. Giovanni (Biella) ph Dario Lasagni 1

Nei tuoi lavori emerge spesso non solo l’acqua come soggetto agente di una certa visione, ma anche ambivalenza ontologica: l’acqua come fluido vitale e, al tempo stesso, come spazio di crisi. Come affronti questa tensione – estetica ed etica – nei tuoi processi creativi?

Il mare e l’acqua rimandano a soglie, trasformazioni, liminalità. Come le tue opere dialogano con queste dimensioni, dove si intrecciano vita e morte, presenza e assenza?

Anìmule ph. Alessandro Di Giugno

L’acqua è spesso evocata come bene comune, ma nella realtà è segnata da forti dinamiche di potere. Come può l’arte raccontare questa “politica liquida” evitando il rischio del didascalico?

Monte Adamello. Carta geologica di un sentiero possibile, 2012 ph. Giorgio Azzoni, l'artista

La tua ricerca sembra abitare tempi lunghi – geologici, ancestrali – in contrasto con la velocità contemporanea. Come lavori con questa distanza temporale nell’arte?

Untitled animals, 2017, Ph. Yaccov Israel, Andrea Rossetti

Hai descritto l’acqua come un archivio vivo, capace di custodire memorie individuali e collettive. Come si traduce questa idea nelle scelte materiche e formali che compongono le tue opere?

Tavole Vegetali ph. Paolo Bellardo
Tavole vegetali ph. Paolo Bellardo

Claudia Losi è un’artista Piacentina la cui ricerca si focalizza sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda e sulle relazioni tra l’individuo e la collettività, in cui si identifica. Attraverso il suo linguaggio artistico ricerca un rapporto armonico con la natura e a ciò si coniuga l’interesse per le scienze naturali e la letteratura e per progetti pluridisciplinari e di collaborazione. Fondamentali nella sua opera sono il cammino, inteso come fonte di conoscenza e il ricamo, lo strumento prediletto perché richiede manualità e lentezza nell’esecuzione caratteristiche contrapposte alla frenesia della vita. Tra i progetti di Claudia, quello del Balena project ha dato vita tra il 2002 e il 2010 a una balena di stoffa di 25 metri che è stata esposta e installata in luoghi diversi e inaspettati.

Lara Gigante, giornalista e addetta stampa freelance, laureata in Lettere Classiche, si occupa di linguaggi contemporanei e società, arti visive e editoria indipendente. Attualmente contributor per Quotidiano di Puglia ed Exibart, ha pubblicato articoli e long form su zetaessedigest, singola.net, nido.treccani.it, qcodemagazine, quisalento, artslife.it, siamomine.it e formeuniche.it, dove ha curato una sezione dedicata a libri d’artista e editoria contemporanea. Nel 2024 ha curato interviste e testo introduttivo per la pubblicazione MAD – Movimento Autonomo delle Donne, (ziczic edizioni) documentando la nascita a Lecce del primo gruppo femminista separatista e il contesto politico e personale della rottura attivata dal femminismo negli anni ‘70. Nel 2025 ha curato le interviste della pubblicazione Arte, Artigianato e Design in Puglia (Manni Editori).

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