Contare le pecore è una metafora? L’afantasia e l’immaginazione senza immagini

L’Aphantasia è la condizione della mente che non visualizza e non usa, volontariamente, nessuna immagine mentale.

Immagine dal sito: https://aphantasia.com/think-of-a-horse/

Chiudete gli occhi e immaginate di vedere una mela, una spiaggia, un volto a voi caro, o visualizzate il tavolo della vostra prima colazione, esempio ormai celebre e classico. (1)  
Probabilmente siete anche in grado di vedere voi stessi dal di fuori mentre mangiate, o parlate; oppure guidate, lavorate, dormite. 
Magari avrete anche notato se le immagini erano colorate, luminose, e se sentivate profumi e rumori in sottofondo… la risacca, le auto, le voci; il vento carico di sale, di mare e di fiori, e il deodorante (o il profumo) del volto caro!  Avete per caso provato a ruotare la mela, a tagliarla, a cambiarne il colore o a sentirne il sapore e la fragranza?  
Ma avreste saputo riconoscerla se fosse stata parzialmente nascosta dietro la tazza o sotto il tovagliolo, o sotto il luccicare del sole?
E che ne dite di una balena gialla a pallini rosa sopra una nuvola verde?

Per aderire alla mia richiesta, avete coinvolto diverse capacità cognitive basilari: capacità linguistica, memoria, funzioni esecutive, percezione. Formare un’immagine è un processo non un evento istantaneo.

È opinione comune che le operazioni appena descritte siano la normalità: non è così per tutti. Una minoranza, piccola ma non trascurabile, di persone, (circa il 3% o 4% della popolazione mondiale) non riesce nemmeno a capire cosa stiamo dicendo quando parliamo di chiudere gli occhi e “vedere” qualcosa!
Descritto da Francis Galton nel 1880 in uno studio statistico sulle immagini mentali, il fenomeno è rimasto in gran parte non studiato fino al 2005 , quando il professor Adam Zeman  dell’Università di Exeter venne contattato da un uomo che sembrava aver perso la capacità di visualizzazione dopo un piccolo intervento chirurgico.
Un team guidato dal professor Zeman ha pubblicato i suoi risultati nel 2015 (2), e coniato il termine Aphantasia (3) aggiungendo un’ “a” privativa alla “Phantasia” di Aristotele (la capacità di immaginare visivamente), per denotare l’assenza di immagini dell’Aphantasia.  
Ho sempre creduto che contare le pecore fosse una metafora, e non ero da sola (4). Nel 2015, in seguito alla pubblicazione dello studio del professor Zeman parecchie persone hanno preso atto di essere “diverse” mentre prima tutti pensavamo di essere “uguali”. 

L’Aphantasia è dunque la condizione della mente che non visualizza e non usa, volontariamente, nessuna immagine mentale. Non è un disturbo né una disabilità.  Si sviluppa in uno spettro. Può essere congenita o acquisita. 

Qui il link al questionario, gratuito, per scoprire se siete afantasici o no:
Vividness of Visual Imagery Questionnaire

L’Aphantasia tende ad essere ancora sconosciuta all’opinione pubblica.
Spiegarsi, capirsi o conoscersi è difficile quando si parla di esperienze personali, non condivisibili, non misurabili.   
Alcuni ricercatori tentano di rintracciare eventuali differenze su basi organiche (5)  fra i diversi gruppi di persone, ma le esperienze rimangono autoriferite, faticose da descrivere e dimostrare a chi, per forza di cose, vive la sua propria e unica esperienza e non potrebbe nemmeno fare diversamente. 
Nel campo delle immagini mentali troviamo persone che chiudendo gli occhi vedono solo nero e all’opposto persone che sono in grado di vedere anche i dettagli (Hyperphantasia). In genere, chi non visualizza, nemmeno riesce a immaginare i suoni, i sapori, gli odori o il toccare qualcosa, mentre chi visualizza spesso ha anche la possibilità di richiamare alla mente altre percezioni di diversi sensi.
Chi visualizza si chiede come sia possibile che persone che non hanno immagini mentali possano imparare (6),  leggere, ricordare, studiare, disegnare, comporre, pensare, essere creative nei diversi modi in cui la creatività riesce ad esprimersi: dal canto loro gli afantasici ricordano al mondo che “immaginazione” non vuol dire “visualizzazione” ed è paradossale che gli studi sull’Aphantasia fioriscano nel nostro tempo noto come “società dell’immagine”!

Secondo il prof. Zeman, le immagini mentali non solo l’unico modo di elaborare informazioni visive, e potrebbero anche non essere il migliore; in molte delle sue dichiarazioni e interviste il professore ha descritto l’Aphantasia non come un’incapacità, una menomazione, o un’assenza di qualcosa; ma come una delle diverse forme di esistere della condizione umana. Queste affermazioni importanti possono essere di aiuto e sostegno a molti afantasici che si credono menomati e soffrono per quella che, erroneamente, pensano sia una condizione di invalidità. 

Al momento la scienza, non sa spiegarsi come faccia una persona afantasica a sapere quante finestre ha la sua casa, a ricordare il colore degli occhi dei suoi cari, a descrivere la casa delle vacanze o della fanciullezza, a riconoscere un’immagine ruotata o a ruotarla, a sapere quale forma geometrica è racchiusa in una A maiuscola, a sapere se è più scuro il verde degli spinaci o il verde esterno dell’avocado! (7) 

Ognuno di noi, riconsiderando il proprio modo di esperire e vivere, può rendersi conto di tutte le implicazioni pratiche e teoriche che comporta trovarsi nei vari gradi dello spettro che spazia dalla Aphantasia totale alla Hyperphantasia.

Lo spettro delle percezioni umane è variegato, e non ci sono probabilmente due persone al mondo che, del mondo, abbiano un’esperienza uguale.

L’Aphantasia dunque esiste, e la visione culturale dominante non può più essere quella esclusiva della visualizzazione a tutto tondo. La visualizzazione non è la panacea per tutti i mali!
Oggi si parla tanto di “inclusività”: sarebbe bello che la nostra cultura diventasse più inclusiva per gli afantasici. 
E forse sono proprio gli afantasici che possono imparare a creare “visioni” a loro più congeniali, smettendo di vagheggiare o di sentire la mancanza (indotta dalla cultura e dalla società), delle immagini mentali e valorizzando il loro proprio modo di essere al mondo con tutti i vantaggi che comporta, non ultima la libertà da immagini intrusive (pubblicità, pornografia, violenza…) e dagli stress emotivi ad esse correlati.

L’affermazione di Aristotele che la mente non può pensare senza immagini oggi non regge più. (8)
Le immagini visive intese come uno strumento cognitivo dato per scontato, e come presunto precursore della capacità di pensare, imparare, simulare il mondo non sono condivise da tutti (9),  la mente umana ha una ricchezza e una diversità che non si lascia incasellare in alcuna costruzione delle mente umana stessa. 

NOTE

  1. Francis Galton, Statistic of Mental Imagery, Mind, Volume os-V, Issue 19, 1 July 1880, Pages 301–318, Published: 01 July 1880 https://doi.org/10.1093/mind/os-V.19.301
  2. Zeman, A, Dewar, M & Della Sala, S 2015, ‘Lives without imagery: Congenital aphantasia’, Cortex, vol. 73, pp. 378-380. https://doi.org/10.1016/j.cortex.2015.05.019
  3. Cfr. Anna Abraham, a cura di, The Cambridge Handbook of the Imagination, cap. 42 “Aphantasia” di Adam Zeman, Cambridge University Press 2020
  4. https://www.facebook.com/notes/2862324277332876/
  5. Cfr. Joel Pearson, New Directions in Mental-Imagery Research: The Binocular-Rivalry Technique and Decoding fMRI Patterns, https://doi.org/10.1177/0963721414532287
  6. https://aphantasia.com/learning-with-aphantasia/
    https://www.theguardian.com/education/2016/jun/04/aphantasia-no-visual-imagination-impact-learning
  7. https://www.newscientist.com/article/2083706-my-minds-eye-is-blind-so-whats-going-on-in-my-brain/
  8. Adam Zeman, The Shape of Things Unseen, 2025, «Contrary to Aristotle’s claim, it seems that the soul can indeed ‘think without an image’».
  9. Dawes, A.J., Keogh, R., Andrillon, T.et al. A cognitive profile of multi-sensory imagery, memory and dreaming in aphantasia. Sci Rep 10, 10022 (2020). https://doi.org/10.1038/s41598-020-65705-7

Riferimenti
Adam Zeman, The Shape of Things Unseen, 2025
Vera Macrì, Aphantasia ovvero: è solo una metafora, 2023

Vera Macrì
A causa di Studi Classici e della Laurea in Lettere ha svolto tanti lavori in settori diversi. Afantasica creativa (con le mani e le parole), legge più di quanto non scriva (e scrive molto). Vive tra la Pianura Padana e gli Emirati Arabi Uniti. Considera importante la sua privacy.

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