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- 02. INTELLIGENZE
Il Prometeo digitale: tra mito, cinema e letteratura
- Federica De Stasio

Chi detiene il potere della conoscenza digitale?
Prometeo, nella mitologia greca, è il titano che rubò il fuoco agli Dèi per donarlo all’umanità. Questo atto di ribellione è una metafora che porta la spinta dell’uomo alla conoscenza, alla tecnologia e al progresso, nonché la volontà di sfidare tutte le possibili autorità per raggiungere un bene comune utile all’uomo. Tuttavia, la punizione inflitta a Prometeo da Zeus – essere incatenato a una roccia con un’aquila che gli divora il fegato ogni giorno – rappresenta le conseguenze delle azioni che sfidano l’ordine naturale e le leggi divine.
Secondo Heidegger nel L’Abbandono (2004), ciò che è veramente inquietante non è che il mondo si trasformi in un completo dominio della tecnica. Ciò che è più inquietante è che l’uomo non è preparato ad accettare ed accogliere in modo cosciente e consapevole questo cambiamento che sta avvenendo nel mondo. Oggi la tecnica è diventata il vero soggetto della storia e l’uomo il suo obbediente funzionario, secondo Heidegger, l’umanismo che sempre ha messo al centro l’uomo nel suo corso, ora può considerarsi terminato, dando il suo passo all’età della tecnica. Per Freud l’uomo è come un animale ragionevole, privo di istinti e dunque tecnico. Se un antropoide ha usato un bastone per afferrare un frutto dall’albero, allora questi ha fatto uso di una componente tecnica. Essa è dunque la dimensione con cui l’uomo supplisce alla sua carenza istintuale. A differenza dell’animale, che conosce sin da quando nasce tutto ciò che deve fare per sopravvivere, fino al giorno della sua morte. La tecnica dunque, è una condizione imprescindibile dell’esistenza umana. La teoria per cui gli uomini non hanno istinti fu enunciata da Platone in Protagora dove si narra che Zeus abbia incaricato Epimeteo (la cui origine etimologica è colui che pensa dopo) di attribuire, oltre agli animali, anche agli uomini capacità istintuali, ma al momento della distribuzione Epimeteo termina questo dono e allora Zeus decide di dare questo compito al fratello di Epimeteo.
Ecco Prometeo, il cui nome ha il significato di “colui che pensa in anticipo”.
Prometeo donerà all’umanità la sua stessa capacità di previsione e di antiveggenza. In Prometeo incatenato di Eschilo, il mito va inteso sempre come racconto che solleva dei problemi reali sorti in quel determinato momento epocale.
Prometeo dona agli uomini il fuoco e il principio del calcolo. Della previsione appunto. Grazie al fuoco gli umani possono trasformare il metallo e produrre strumenti: è il principio della tecnica (ovvero la scienza). A questo punto Zeus teme che gli umani possano con la tecnica raggiungere o superare gli Dèi (o la natura). Ed ecco che qui avviene l’eterno dissidio tra scienza e natura, tecnica e religione. Alla fine il Prometeo di Eschilo verrà incatenato ad una roccia da Zeus, come punizione nell’aver regalato qualità divine agli umani e tutti i giorni un’aquila mangerà una parte del suo fegato. Siccome il fegato è un organo che si rigenera, esso ricrescerà e le pene di Prometeo saranno eterne.
Prometeo e le sue rivisitazioni moderne: Frankenstein (1818), Povere Creature! (2023), Oppenheimer (2023), Frankenstein (2025)
Frankenstein di Mary Shelley (1818) è spesso considerato una versione moderna del mito di Prometeo, con il Dottor Frankenstein che crea la vita sfidando l’ordine naturale.
Questo romanzo è un vero testamento sul tema della creazione di vita sintetica.
Mary Shelley Godwin (1797-1851), scrisse il suo romanzo durante le serate piovose dell’estate del 1816, un’estate trascorsa in montagna a Ginevra, assieme al marito, Percy Bysshe Shelley, a Byron e al medico Polidori. I tre formarono praticamente un salotto letterario.
Come il leggendario Prometeo, Frankenstein viene punito per l’impresa compiuta, ma non per mano degli Dèi spinti da Zeus: ciò che lo tormenta non è il falco che gli mangia il fegato, ma la sua stessa creatura a cui egli ha, sconsideratamente, dato vita.
Viene così delineato un parallelo con il personaggio biblico di Adamo e della creazione.
Al pari di Adamo che, dopo la cacciata dall’Eden, comincia a porsi domande sul perchè della sua caduta, l’infelice uomo artificiale creato da Frankenstein muove delle accuse al suo creatore dando prova di un’intelligenza acuta.
Come Adamo, la creatura pone l’accento sulla propria solitudine e sulla propria miseria. L’invidia, la sconfitta e l’infelicità esplodono in una rabbia distruttiva che, per la creatura, rappresenta il solo modo di vendicarsi dalla sua prigionia in cui si sente condannato. Il romanzo termina da dove era iniziato, in mezzo ai ghiacci artici, una distesa desolata dove le aberrazioni umane create da Frankenstein e dal suo esperimento fallito conoscono una forma di espiazione e di purificazione.
Frankenstein esplora i limiti della conoscenza, la trasgressione delle norme e le inevitabili punizioni che ne derivano, offrendo una critica profonda della società.
Per Prometeo come per la Creatura, la scienza è un dono terribile: l’umanità vive nel terrore, Frankenstein anticipa i temi principali di quella scomoda letteratura sovversiva che è la distopia.
Invece nel Frankenstein (2025) di Guillermo Del Toro, si svela tutta la potenza visiva del simbolismo.
Il colore, infatti diventa narrazione. Il color coding di Del Toro scandisce l’ambientazione e gli stati emotivi dei personaggi, evolvendosi insieme alla trama.
Dal rosso, simbolo di dolore della perdita della madre del Dr. Victor, fino al sangue che fluisce libero dagli esperimenti sui cadaveri.
Il blu e il verde, colorano gli abiti magnifici di Elizabeth, moglie del fratello di Victor, rappresentando vita e scienza. Il bianco artico trasmette quel vuoto, che è interiore, e il blocco psicologico dei protagonisti.
L’oro rappresenta la luce artificiale che sfida le leggi della natura. Il simbolismo visivo non è soltanto decorazione, ma rivelazione di quella fragilità del genere umano, ritrovata nella Creatura di Frankenstein, interpretata da un magnifico Jacob Elordi. Infondo la Creatura vuole solo essere vista per ciò che è davvero. Come ognuno di noi.
Altra trasposizione filmica, piuttosto trasgressiva, ispirata a Frankenstein e al mito di Prometeo è: Povere Creature! (Poor Things, 2023). Un film di genere fantasy e drammatico, diretto dal regista greco Yorgos Lanthimos. La pellicola è basata sull’omonimo romanzo di Alasdair Gray, pubblicato nel 1992. La storia è ambientata in una versione immaginifica e bizzarra del XIX secolo e ruota attorno alla figura di Bella Baxter, una donna che viene riportata in vita da uno scienziato brillante ma eccentrico, il Dr. Godwin Baxter. Bella era morta in circostanze misteriose, ma Baxter riesce a riportarla in vita utilizzando il cervello di un feto. Questa resurrezione la lascia con una mentalità infantile e un desiderio insaziabile di esplorare il mondo e comprendere le complessità della vita e delle relazioni umane.
Man mano che Bella inizia a scoprire la sua nuova esistenza, si avventura in un viaggio di auto-scoperta, ribellandosi contro le aspettative sociali e i vincoli imposti dalla società vittoriana. La sua curiosità e il suo spirito indomabile la portano a confrontarsi con varie figure, tra cui il proprio creatore, il Dr. Baxter, e altri personaggi ambigui e affascinanti. A differenza del Mostro di Shelley, Bella non si ribella al suo creatore, anzi alla fine anche lei diventerà una scienziata seguendo le orme del suo creatore/padre, dopo la fine della sua vita.
Bella lotta per ridefinire la propria identità e trovare l’indipendenza in un mondo che cerca costantemente di controllarla e definirla.
Il film solleva interrogativi etici sull’uso della scienza per manipolare la vita umana e le implicazioni morali delle azioni del Dr. Baxter, come Frankenstein, il Dr. Baxter è ossessionato dalla scienza, ma non è questo il motivo portante del film.
Il film di Christopher Nolan, Oppenheimer (2023) con un bravissimo Cillian Murphy è un’ode al mito di Prometeo.
Il film si apre con il verso dedicato al mito, con immagini esplosive, sottolineando che Prometeo avesse rubato il fuoco agli Dèi per donarlo al genere umano, per questo motivo J. Robert Oppenheimer, come Prometeo, verrà torturato per l’eternità. “The evocation of a nascent, lifeless earth” (1) altra citazione che apre il film Prometheus (2012) di Ridley Scott, richiama la sequenza di apertura di Oppenheimer (2023).
Su quest’ultimo concetto si basa tutto il film di Nolan. Infatti quando Robert, detto dagli amici Oppy, fa esplodere Trinity, il primo ordigno atomico progettato a Los Alamos, dal team del Progetto Manhattan alle 05.29 del 16 luglio 1945, afferma di essere diventato Morte, un distruttore di mondi. Oppure il creatore di un nuovo mondo? Quello nucleare.
Il film è basato sulla biografia American Prometheus: The Triumph and Tragedy of J. Robert Oppenheimer (2005) di Kai Bird e Martin J. Sherwin.
1.Carl H. Sederholm and Jeffrey Andrew Weinstock, The Age of Lovecraft, University of Minnesota, 2016, p.110
Bibliografia
Carl H. Sederholm and Jeffrey Andrew Weinstock, The Age of Lovecraft, University of Minnesota, 2016
Eschilo, Prometeo incatenato, Editrice San Raffaele, 2010
Hartmut R., Resonance: A Sociology of Our Relationship to the World, John Wiley and Sons, 2021
Heidegger M., L’abbandono, Il Nuovo Melangolo, Genova, 2004
Shelley M., Frankenstein, Feltrinelli, 2013
Filmografia
Oppenheimer di Cristopher Nolan, 2023
PoorThings! Di Yorgos Lanthimos, 2023
Sitografia
https://app.leonardo.ai/ consultato il 26/07/2024
https://www.cosmopolitan.com/it/lifestyle/cinema/a69377441/jacob-elordi-frankenstein-trucco-video-creatura/ consultato il 15/11/202
Federica De Stasio è docente in grafica ed audiovisivo alle superiori. Autrice di video editing, animazione e video making. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Napoli e in Lingue all’Orientale. Master IED in tecniche di animazione. Nel 2010 collabora al montaggio del film spagnolo Chico y Rita di Fernando Trueba e Javier Mariscal. Finalista al 39° del Bellaria Film Festival 2021 con STREET VIEWS. Vincitrice del Festival Internazionale dei Tulipani di Seta Nera con VICOLO STREET premio Miglior Documentario, nel 2017. Vincitrice della sezione animazione italiana al Festival Inventa un film 2009 con MEMORIA DI UNA SARDINA.
Esposizioni: The Artist Lounge, 2021 Cross Cities 2022, 2024 e 2025.
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