Creare nuove memorie con l’IA: la salvaguardia dell’eredità culturale armena

Un caso studio di tecnologia applicata ad arte e architettura che dimostra la possibilità di creare nuove forme valorizzando il patrimonio culturale della Repubblica di Armenia

Il progresso tecnologico ha inizio e si sviluppa con l’intento di essere infinito. Nei suoi miglioramenti e nelle sue evoluzioni mira a un futuro che, inevitabilmente e forse volontariamente, si distacca a poco a poco dal passato. Ma è dunque possibile ritrovare il passato attraverso gli strumenti del futuro? E salvaguardare una memoria per costruirne di nuove?

La 19. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, “Intelligens. Natural. Artificial. Collective.”, in corso da maggio a novembre 2025 e curata dall’architetto Carlo Ratti, racconta anche di questo. Tra i progetti che hanno scelto la tematica dell’intelligenza artificiale, uno si distingue dagli altri: Microarchitettura tramite IA: Creare nuovi ricordi con monumenti antichi, a cura di Marianna Karapetyan e presentato per Padiglione della Repubblica di Armenia negli spazi della Tesa 41 dell’Arsenale di Venezia. La ricerca è un archivio vivo, una reinterpretazione della tradizione possibile grazie all’uso di nuove soluzioni digitali.

Il progetto nasce dal modello generativo di intelligenza artificiale addestrato sull’archivio digitale dell’Armenian Heritage Scanning Project di TUMO, che ha digitalizzato siti armeni tramite scansione 3D e fotogrammetria. L’esercizio proposto dal padiglione è quello di reimmaginare l’eredità architettonica armena grazie agli strumenti sviluppati da CALFA – un sistema automatizzato di rilevamento e analisi per manoscritti – e da MoNumEd. A partire da un lavoro di mappatura e documentazione, la volontà è quella di ricostruire un’identità nella creazione di nuove composizioni generate attraverso sistemi di intelligenza artificiale.

L’eredità armena

Per comprendere appieno la valenza del progetto occorre fare un passo indietro. Va considerato, prima di tutto, il contesto culturale armeno e, nello specifico, l’importanza dei simboli e della memoria. Un esempio di rappresentazione tipico ed essenziale nella storia dell’Armenia è quello del khachkar, una stele di roccia scolpita, segno distintivo ed emblematico del cristianesimo in territorio armeno, divenuto anche immagine identitaria della sua cultura. La croce di pietra ha giocato un ruolo essenziale nella costruzione della cultura armena, tanto da essere riconosciuta come Patrimonio Culturale Immateriale dall’UNESCO nel 2010. Il khachkar si presenta come un oggetto di culto ed espressione identitaria di un intero popolo proprio per la sua valenza spirituale e artigianale, sintomo di un sapere tramandato e simbolo di memoria. É importante sottolineare che il fine della tutela di un bene immateriale non è rivolto alla sola conservazione di un oggetto, bensì proprio alla salvaguardia di tutto ciò che quel manufatto porta con sé. Altro fattore di fondamentale importanza è il rischio della distruzione. Se ne deduce, come anche la storia più e meno recente ci dimostra, come l’eredità culturale armena sia stata spesso vittima di tentativi di cancellazione e soppressione. Il ruolo della denominazione UNESCO (come di qualsiasi forma di tutela) risulta quindi duplice: valorizzazione di un bene ma anche protezione da rischi esterni. È solo alla luce di queste doverose premesse, seppur estremamente ridotte, che è valutabile la potenza del progetto presentato dal Padiglione della Repubblica di Armenia.

Il ruolo dell’archivio

Il progetto curato da Marianna Karapetyan affonda le radici in un’eredità spesso minacciata, in un’architettura reduce da attacchi, in una storia di resistenza e restauro (concettuale e concreto). Per questo Microarchitettura tramite IA: Creare nuovi ricordi con monumenti antichi unisce tangibile e intangibile, riprendendo simboli ereditati e facendoli rivivere in composizioni nuove.

Il progetto riesce proprio nella sua concretezza. Da un lato archivia, con una modalità che risulta possibile solo attraverso l’uso di nuove tecnologie, dall’altro crea, grazie all’intelligenza artificiale. Quello del padiglione armeno è un apporto concreto all’arte e al restauro poiché materialmente le forme nuove rielaborate dai modelli di intelligenza artificiale vengono scolpite nel tufo.

“Questa fusione tra digitale e fisico evidenzia il paradosso del lavoro con l’intelligenza artificiale: spesso considerata una forza astratta e intangibile, qui diventa una realtà tangibile, radicata nello stesso materiale che ha plasmato i monumenti armeni per secoli”. (1)

La produzione di nuovi significati non procede per analogie ma ricerca una radice, un DNA architettonico dal quale sviluppare nuove memorie e non solo nuove immagini. Spesso l’intelligenza artificiale cade nel tranello della generazione, nella costruzione del “nuovo” sulla base di stereotipi. Qui si tratta invece di archetipi: viene esaminata l’identità per essere salvaguardata e riproposta, plasmata nuovamente.

 Il paradosso di reale e virtuale

La destinazione concreta del progetto nella realizzazione su pietra riesce a donare concretezza al progetto, generando un paradosso di cosa sia un bene materiale e cosa sia immateriale. E soprattutto se sia possibile davvero una creazione di nuove memorie a partire da forme che, di fatto, reali non sono. Va detto che quello del padiglione armeno non è il primo progetto a interessare nuove tecnologie, restauri e facsimili. Esempio più virtuoso e conosciuto è il laboratorio di Factum Arte (Madrid), noto per le sue riproduzioni di opere di diversa natura: differenti nei soggetti ma anche nelle esigenze che spingono alla realizzazione di una copia d’arte.

Trovo difficile porre un confine etico alla riproduzione o poter stabilire casi di giustizia in una forma universalmente valida. Ciononostante, il progetto del padiglione armeno si distingue proprio per il valore immateriale soggiacente l’intera ricerca. L’uso della tecnologia consente di raccontare nuovamente un ricordo – memoria che si costruisce nei simboli e nelle incisioni che manifestano il valore di una trasmissione millenaria – che più volte ha rischiato di essere cancellato. Così l’IA si presenta come uno strumento indispensabile, un sostegno all’umano senza sostituirne gli intenti, un supporto senza ridursi a pura vanità di forme.

Nella sua iper-tecnologia Microarchitettura tramite IA: Creare nuovi ricordi con monumenti antichi è un progetto estremamente umano, mosso dall’interesse di scolpire memorie con la stessa spiritualità dell’artigianato per portare con sé l’eredità di una storia intangibile fatta anche di minacce e soprusi.

NOTE

  1. Comunicato Stampa del Padiglione della Repubblica di Armenia, 19. Mostra Internazionale di Architettura, La Biennale di Venezia 2025.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

A. Ferrari, S. Riccioni, M. Ruffilli, B. Spampinato (a cura di), L’arte armena. Storia critica e nuove prospettive Studies in Armenian and Eastern Christian Art 2020, Edizioni Ca’ Foscari, Venezia 2020 (https://iris.uniroma1.it/retrieve/e383532b-ef48-15e8-e053-a505fe0a3de9/Gasbarri_Bevilacqua_Percorsi-di-Architettura_2020.pdf)
N. Charney, Il museo dell’arte perduta, Johan & Levi Editore, Monza 2019;
M. Ruffilli, Una fortunata metafora di Cesare Brandi: le “chiese di cristallo” degli Armeni, in «Venezia Arti», v. 27, n. 27, dicembre 2018, pp. 131-139; (https://edizionicafoscari.unive.it/media/pdf/article/venezia-arti/2018/27/art-10.14277-VA-2385-2720-2018-27-008_QX7ke2g.pdf)
L. Zekiyan, Riflessioni sull’architettura armena nel segno dell’identità e delle dinamiche di confronto interculturale, in M. Guidetti, S. Mondini (a cura di), «“A mari usque ad mare”. Cultura visuale e materiale dall’Adriatico all’India», Eurasiatica 4, Edizioni Ca’ Foscari, Venezia 2016, pp. 371-379. (https://edizionicafoscari.unive.it/media/pdf/books/978-88-6969-086-0/978-88-6969-086-0-ch-26.pdf)

 https://tumo.org/armenian-cultural-heritage/ ;

https://www.persee.fr/doc/crai_0065-0536_2007_num_151_1_92201 ;

https://www.metmuseum.org/exhibitions/listings/2018/armenia/exhibition-galleries ;

https://www.khi.fi.it/en/forschung/abteilung-wolf/georgia-project.php ;

https://calfa.fr/ ;

https://www.instagram.com/pavilionofarmenia/ ;

https://www.labiennale.org/it/architettura/2025/armenia-repubblica-di ;

https://www.archdaily.com/1028294/armenian-pavilion-at-venice-biennale-2025-explores-ai-and-cultural-memory?ad_medium=gallery ;

https://factumfoundation.org/our-projects/%25project-type%25/the-reproduction-of-art-and-cultural-heritage-project-reach/a-world-of-fragile-parts/ .

Rebecca Canavesi, copywriter e collaboratrice per Artuu Magazine, si è laureata nel 2022 in Comunicazione e Didattica dell’Arte all’Accademia di Brera (Milano). Ha poi seguito un programma curatoriale a Venezia nel 2023. Oggi frequenta la Laurea Magistrale in Storia delle arti e conservazione dei beni artistici all’Università Ca’ Foscari. Scrive di arte, cultura e tutto ciò che stimoli una riflessione sul contemporaneo.

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