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- 01. ACQUA
Editoriale – Krill Magazine 01 - Acqua
- Redazione K
L’acqua non è mai neutra. È ciò che ci attraversa, ci plasma, ci minaccia. Non è soltanto bene comune né soltanto risorsa: è materia simbolica, flusso che scava nel linguaggio, nella politica, nell’immaginario. Guardare l’acqua significa guardare noi stessi: il nostro modo di abitare la terra, di desiderare, di distruggere.
Per questo il primo numero di Krill Magazine non si limita a “celebrare” l’acqua. La interroga, la seziona, la contamina. Nei racconti e nei saggi raccolti qui l’acqua appare come mito fondativo e come catastrofe climatica, come lusso estetizzato nelle bottiglie di design e come fango che inghiotte le case, come memoria antica e come codice algoritmico.
Ma l’acqua è anche bene comune negato: privatizzata, mercificata, usata come arma di ricatto politico ed economico. È strumento di conflitto e di occupazione, capace di determinare la sopravvivenza o la morte di intere comunità. In molti territori del pianeta diventa un’arma di guerra silenziosa, un dispositivo di controllo e persino di genocidio, che segna i corpi e i confini quanto le armi più tecnologiche. Come a Gaza.
Volevamo un numero che fosse più di un tema: un campo di forze. Così i testi scorrono e si urtano tra loro come correnti divergenti. Filosofia e cronaca, visione artistica e critica sociale si mescolano senza gerarchie. Non c’è un’unica direzione: c’è un arcipelago di voci che restituisce l’instabilità del presente.
In tempi di siccità e alluvioni, di spiritualità impoverite e paesaggi devastati, l’acqua diventa il nome stesso della contraddizione. È promessa e minaccia, radice e oblio, nutrimento e veleno. La sua liquidità non è soltanto una condizione naturale: è la traccia del nostro tempo, la forma che assume il presente quando cerca di raccontarsi.
L’acqua nella filosofia: un filo sotterraneo
Se l’acqua abita i nostri immaginari come figura vitale e catastrofica, essa è stata anche, fin dall’inizio del pensiero, un terreno privilegiato per interrogare l’origine e il destino delle cose. Non soltanto mito, dunque, ma filosofia: l’acqua diventa concetto, principio, immagine speculativa. Dal gesto originario dei presocratici alle riflessioni moderne, ogni epoca ha depositato nelle sue correnti un modo di pensare il mondo.
L’acqua non è mai stata soltanto un elemento naturale: per la filosofia è sempre stata soglia, principio, immagine. Talete di Mileto, il primo fra i presocratici, affermava che tutto ha origine nell’acqua. Non si trattava di una semplice osservazione fisica, ma di un gesto inaugurale: cercare un principio universale che stesse sotto la molteplicità del mondo. Da quel momento in poi, l’acqua diventa arché, fondamento, materia originaria.
Platone la colloca nel Timeo come elemento mediatore, ponte fra solidità e fluidità, mentre la modernità continuerà a tornare su questa immagine: Cartesio vede nella “natura fluens” un paradigma della materia estesa, Leibniz descrive le percezioni come vortici idraulici.
Nel Novecento, Gaston Bachelard offrirà forse la riflessione più suggestiva: per lui l’acqua è una sostanza che sogna, un’immagine che ci conduce nel cuore dell’inconscio. Pochi decenni dopo, Zygmunt Bauman riprende la metafora liquida, spogliandola però della sua carica poetica: la modernità diventa “liquida” perché priva di forme stabili, instabile come acqua che scivola via tra le mani.
In questo percorso che va dal mito al pensiero critico, l’acqua si rivela non solo come risorsa o minaccia, ma come specchio delle nostre categorie culturali: principio cosmologico, figura del pensiero, metafora politica. Ripensarla oggi significa guardare anche al nostro tempo, in cui l’elemento liquido è al centro di crisi ecologiche e conflitti, e al tempo stesso di nuove etiche della cura e dell’interdipendenza.
KRILL MAGAZINE 01
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