Isola

Testo per la mostra Insulae Aqua di Gianni Berengo Gardin e Filippo Romano a cura di Alessandra Klimciuk - Acquario di Milano

Insulae Acqua - Pozzolano Notturna
Insulae Acqua - Pozzolano Notturna

L’isola racconta del mare. Una delle sue possibili etimologie, infatti, spiega che nella parola isola è contenuto il termine sal che per i latini era un modo di indicare metonimicamente il mare, costituito da acqua salata.

Isola è qualcosa quindi che è in salo, immersa nell’acqua del mare che la circonda, la avvolge e, in parte, la costituisce. I confini della terra, nell’ isola, si confondono con quelli del mare in un tutt’uno difficile da stabilire con esattezza, soggetti come sono al gioco delle maree che trasformano un elemento in un altro, creando mare dove prima c’era terra e viceversa.

Questa duttile ambiguità, questo divenire incessante e continuo rende l’isola una perfetta occasione metaforica, in grado di prestare la sua realtà a qualcos’altro, da leggersi su un diverso piano semantico.

Nella storia del pensiero umano, spesso l’isola rappresenta qualcosa di misterioso il cui significato risulta talvolta sfuggente.

L’isola è esperimento di mare e di terra, compromesso, unione insolita e unica. Essa è teatro di esperimenti utopici perché racchiude in sé elementi normalmente distinti. Chi vive sull’isola appartiene allo stesso tempo alla terra e al mare. Il suo abitante è un alieno nel mare e un nostalgico nella terra. Un anfibio irrisolto, dalla duplice natura.

Da sempre l’isola incarna questa duplice natura. Essa è collocata al di là dello spazio e del tempo, luogo di eterna giovinezza dove il racconto ucronico trova la sua perfetta collocazione. È nelle isole dei Beati che gli eroi dell’antichità sono destinati a trascorrere gli infiniti tempi della loro eternità. È sull’isola di Ogigia che ad Odisseo viene offerta l’immortalità, poi rifiutata, ed è sempre grazie all’approdo sull’isola dei Feaci che l’eroe trova il modo di ritornare a casa, ad Itaca, isola essa stessa.

Ma l’isola può celare un tranello e mostrarsi con aspetto diverso da ciò che essa realmente è. Nell’inganno si nasconde il pericolo che può rivelarsi mortale. Nell’Odissea ad esempio, proprio Odisseo, campione di inganni, si trova a dover sventare la trappola di Antemoessa, l’isola fiorita, che appare da lontano come un locus amoenus ricolmo di deliziose promesse di benessere e felicità. Le Sirene, che ne sono le uniche abitanti, promettono conoscenza e gloria. Ma, a ben vedere, quel che riluce da lontano sotto il sole agli occhi dei naviganti affascinati non sono fiori ma ossa di sventurati che agli incantamenti hanno creduto.

Succede, a volte, che nel gran mistero del mare qualcosa sia scambiato per un’isola senza esserlo.

Alla tradizione medievale appartiene così la leggenda di San Brandano che, partito dalla lontana Irlanda in compagnia di alcuni suoi confratelli monaci, nel viaggio alla ricerca del Paradiso Terrestre,si trovò a scambiare per un’isola ciò che in realtà era un’enorme balena che recava sul dorso una fitta vegetazione. Lo stesso capitò al marinaio Simbad, protagonista delle Mille e una notte, le cui avventure narrate al re persiano Shahriyar dalla bella Sherazade notte dopo notte, servirono a salvarle la vita. L’avventuroso marinaio, approdato con la sua nave su quella che lui e i suoi compagni immaginavano fosse un’isola, troppo tardi si accorge che si tratta in realtà di un enorme cetaceo che si inabissa trascinando la nave con sé. Lui stesso si salva per miracolo, aggrappato ad un barile. Anche Ibn Wasif Sah, nel Compendio delle meraviglie, scritto intorno all’anno 1000, racconta di un’isola mobile con case e cupole bianche che però non si fa mai raggiungere dai marinai che, vedendola così bella, vorrebbero potervi sbarcare.

Come un novello Brandano il bell’Astolfo, nel canto sesto dell’Orlando Furioso, suscita il desiderio della maga Alcina che lo “rapisce” facendogli credere di metter piede su un’isola che è invece una balena che li porterà lontani, in un giardino dove all’uomo sarà riservata la triste sorte di essere trasformato in pianta.

L’isola, dunque, tradisce la vocazione della terra, che è e deve essere stabile. Questo frammento particolare di mondo non è obbligato alla stabilità dal momento che, circondato dal mare, dal moto ondoso può essere condotto e trascinato in un altrove. Una posizione innaturale che infatti ne muta la condizione e lo rende una sorta di contraddizione svelata e resa reale. Una instabile stabilità, ossimoro della mente.

L’isola ancora può accogliere o respingere a seconda che il mare che la circonda sia porto accogliente per chi vi giunge in cerca di riparo o scoglio aguzzo e pericoloso a difesa del suo territorio.

Al naufrago essa appare come salvezza e lo stesso naufragio, simbolo evidente di morte e rinascita, trova il suo compimento nel suo fortunoso approdo. Ma l’isola, come dimostra la storia di Robinson Crusoe, deve essere poi penetrata al suo interno perché l’uomo possa riappropriarsi di uno stato di connessione e comprensione del mondo che gli consenta di riconciliarsi con la natura. Diversamente da quanto accade invece a Gulliver che trova, nelle isole del suo viaggio, una realtà distopica e nemica dalla quale egli è perennemente respinto. Si evidenzia così la duplice natura della realtà isola. Da un lato contenitore di utopiche realizzazioni di pace e armonia, dall’altro chiusura e limitazione. Luogo dove, più che altri mai, ha senso parlare di nostalgia. Quale altro spazio al mondo potrebbe meglio incarnare il dolore del ritorno? Il dolore causato da un luogo che preclude ma che, al tempo stesso, racchiude? Chi nasce in un’isola è irrimediabilmente segnato da questa ineludibile dicotomia, da questo destino che riposa nello sguardo con il quale si osserva il mare e la terra che vi galleggia sopra.

Elisabetta Polezzo è nata e vive a Milano.
Dopo la laurea in Lettere Classiche, ha insegnato per qualche tempo in vari Licei milanesi. Ha poi lavorato per alcuni anni come bibliotecaria. Ha curato numerose mostre e scritto per i relativi cataloghi, collaborando con artisti e Istituzioni. Attualmente si occupa della promozione culturale dell’Acquario Civico di Milano, con l’intento di farlo diventare un centro di studi sull’acqua in tutte le sue accezioni. Per questo Istituto ha scritto una “Breve storia dell’Acquario civico di Milano in occasione del centenario 1906-2006”. Nel 2027 pubblicherà, per la casa editrice Topffer, Medioevo Bizzarro, una divertente raccolta di miniature medievali commentate da frasi di sensibilità moderna.

Ricevi Krill Magazine via mail in anteprima

Lascia la tua mail per ricevere Krill Magazine in anterprima  e per conoscere tutti i dettagli del progetto