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- 01. ACQUA
Lethe non più acqua (Lacrime e polvere di ciò che rimane)
- Aleksandr Vladimirovich Nuss
Mi affascina l’atto di ricordare, mi affascina l’accorgermi e il percepire la visione in sé, come dentro il mio sguardo, come dentro i miei occhi venisse proiettato il ricordo; quando accade di ri-vedere i luoghi, le persone, i gesti percepiti semitrasparenti: lì presenti eppure non più abbastanza per essere in grado di ritornare ad essere concreti appieno. Diventavano un secondo filtro sopra la retina.
La scrittura incanalò questo bisogno di percezione e sensazione di rivivere tutto quello che mi era possibile e tutto quello che in maniera naturale riaffiorava. Dove finivano le parole l’immagine era la vera fonte di sostegno alle reminiscenze, ma non solo: diventava il punto di origine in espansione. Dopo i primi segni che iniziavano a comporre le immagini, ogni volta le parole che le precedevano da quel momento si sarebbero squadernate e si sarebbero aperte.
L’attenzione maniacale e l’ossessiva ricerca di ricordare e cercare di riportare nel presente dettagli, sensazioni, gesti per farli propri ed eterni nel disegno ha fatto emergere il punto nevralgico del tema. Sono nato vicino a Saratov e nel 2001 sono stato adottato e da allora sono cresciuto in Italia. In questi anni ho fatto esperienza di ricordi lontani, fino ai primi giorni in Italia, ma ben presto ho fatto esperienza anche di quella coltre nera che è il vuoto di memoria dei primi anni.
Dal 2022, dopo aver passato anni a raccogliere sogni, visioni e percezioni, a tentare di descriverli ed esprimerli il più dettagliatamente possibile, ha cominciato a costituirsi una nuova processualità parallela: si tratta di dare forma a nuove immagini attraverso la cancellazione totale o parziale di precedenti, andando a scavare all’interno della loro struttura, della loro composizione e dei loro colori. Questo spellamento con il tempo si è rivelato come un’accettazione della dimenticanza e della rimozione. Cancellare le immagini-superficie per mezzo dell’abrasione per andare alla ricerca di immagini interne mi ha acquietato nei confronti dello sparire delle cose e mi ha reso partecipe della trasformazione. È come se avessi fatto pace con Lethe, comprendendo il senso e il compito dei miei gesti: non come gli orfici intendevano Λήϑη come continuità di un’espiazione attraverso la rinascita (1), ma come invece disse Gilles Deleuze durante una sua lezione, spiegando che i pittori non fanno altro che dipingere una sola cosa, l’inizio del mondo… quell’alba di noi stessi al di sopra nel nulla (2).
Con le serie Lacrime e polvere di ciò che rimane (2023/2025) questa pacificazione/espiazione si concretizza. Le carte abrasive che hanno sempre raccolto la polvere della cancellazione, una volta stremate è come se lasciassero un sudore, un punto massimo di compattezza di pigmento che diventa lucido: le cose cancellate se compattate riaffiorano. Più porto via e più appare come scriveva Ceyssens (3). Rimangono così depositate nelle trame della sabbia delle carte – come una banchina su cui si smagrisce la risacca – aloni, auree e zone a volte sulfuree, altre volte liquide e coinvolte nella nebbia. Parallelamente alle abrasioni su carta, in queste carte abrasive pare non più avvenire una estrazione di una immagine sotterranea dall’interno di un’immagine superficiale, bensì in queste tenebre, in queste coltri – come nei momenti precedenti il sogno, durante i quali l’occhio si muove frenetico sotto la palpebra e insegue gli ultimi fuochi fatui, accenni nervosi e impulsi elettrici – si entra dentro allo spazio alle distese della rimanenza, della macchia e all’immagine rappresa come un arcipelago non troppo vicino, non lontano.
NOTE
- Carratelli, Giovanni Pugliese (a cura di), Introduzione in Le lamine d’oro orfiche. Istruzioni per il viaggio oltremondano degli iniziati greci, p. 26, Biblioteca Adelphi 419, Milano, Adelphi, 2001/2021;
- Deleuze, Gilles, Sulla pittura. Corso marzo-giugno 1981, pp. 17/18, Piccola Biblioteca Einaudi 841, Torino, Giulio Einaudi editore, 2024;
- Ceyssens, Patrick, Van Kijken Naar Beelddenken. From first looks to Visual Thinking, Hasselt, UHasselt, 2018/2019.
Aleksandr Vladimirovich Nuss (1999, Saratov, Russia) come cittadino italiano vive e lavora tra Modena e Bologna. Dal 2022, la sua ricerca visiva si squaderna in un dialogo continuo e ravvicinato con le immagini nella loro forma più pura, andando oltre i limiti fisici del supporto. La sua pratica si fonda su un’attenta analisi del materiale dato, in particolare lavorando direttamente sulla carta, carteggiando l’inchiostro e osservando come i diversi materiali — attraverso l’uso di carte vetrate e spugne abrasive — reagiscono alla cancellazione totale, alla scomparsa parziale o a una sopravvivenza residua. Attualmente il suo lavoro è in mostra in Libraries. Bildung Venice Intelligence, Padiglione Venezia, alla diciannovesima Biennale di Architettura di Venezia (10 maggio – 23 novembre 2025). Ha partecipato a mostre collettive presso Absent Gallery, Guangdong; Fortezza del Priamar, Savona; Fondazione Zucchelli, Bologna; Galerie Biesenbach, Colonia; Accademia di Belle Arti, Bologna; Fondazione CARISBO, Bologna; Spazio Hub, Treviglio. Il suo lavoro sarà incluso nella mostra collettiva Artefici del nostro tempo presso il Padiglione 29, Forte Marghera, Venezia (10–31 dicembre 2025). Come artista riconosciuto dal Patrimonio Culturale della Regione Emilia-Romagna, le sue opere fanno parte di collezioni istituzionali come la Fondazione Zucchelli, Bologna, e il MUVE – Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro, Venezia.
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