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- 01. ACQUA
Nel delta del Po, il fiume rallenta e il mare avanza
- Giorgia Verri, ricercatrice CMCC - Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici
Nel delta del Po la portata del fiume si riduce e fa riemergere racconti di come i cambiamenti climatici stanno trasformando gli estuari; il sale del mare avanza e rompe il delicato equilibrio di un ecosistema complesso e nello stesso tempo fragile. Gli scienziati del CMCC esplorano potenziali soluzioni, tra natura e tecnologia.

Nella primavera del 2022 un carro armato affondato durante la Seconda guerra mondiale è riemerso dal letto del fiume Po, prosciugato da un’eccezionale carenza d’acqua. Uno scenario surreale, che ha riportato alla luce la drammaticità della siccità in Europa: il 2022 è stato l’anno più secco mai registrato nel continente da quando esistono rilevazioni scientifiche sistematiche, dalla seconda metà dell’Ottocento. Secondo il rapporto annuale di Copernicus European State of the Climate, il 2022 ha segnato il record di estensione delle aree colpite dalla siccità ed è stato il secondo anno per riduzione della portata fluviale complessiva in Europa.
Nel delta del Po la scarsità d’acqua ha aggravato un problema sempre più urgente: l’intrusione salina, ovvero la risalita dell’acqua marina nei corsi d’acqua dolce. Questo fenomeno minaccia la disponibilità di acqua potabile e per uso irriguo, l’equilibrio degli ecosistemi e la sopravvivenza di attività produttive cruciali, come l’acquacoltura.
Nella Sacca del Po di Goro, ad esempio, la produzione di vongole è calata del 30% a causa di uno shock salino, che ha alterato l’equilibrio del delta. Questo ha favorito una proliferazione anomala di alghe, il cui processo di decomposizione ha sottratto grandi quantità di ossigeno all’acqua, provocando la moria dei molluschi.
La minaccia della salinizzazione negli estuari
Gli estuari sono ambienti di transizione delicati, in cui l’acqua salata del mare incontra e si mescola con quella dolce dei fiumi. Sono ecosistemi fondamentali e altamente vulnerabili, oggi messi a dura prova dai cambiamenti climatici. Il delta del Po è particolarmente esposto al fenomeno della salinizzazione a causa della riduzione della portata fluviale e dell’innalzamento del livello medio del mare. Ad esacerbare il processo, concorrono la subsidenza di origine naturale e le attività antropiche come il pompaggio delle acque sotterranee e la regolamentazione dei corsi fluviali dovuta alla costruzione di dighe e sistemi di irrigazione.
Cosa può fare la scienza?
Diventa quindi essenziale monitorare il fenomeno dell’intrusione del cuneo salino – come viene definito il processo di salinizzazione degli estuari in ambito scientifico – e sviluppare soluzioni di mitigazione, capaci di contrastare questa tendenza crescente, limitando le conseguenze sull’acquacoltura, sull’uso irriguo e sulla disponibilità di acqua potabile nel delta.
Un team di ricercatori del CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici ha pubblicato uno studio sulla rivista scientifica Frontiers in Climate, in cui viene analizzato il ramo del Po di Goro attraverso un approccio modellistico innovativo, basato su algoritmi di intelligenza artificiale addestrati su equazioni fisiche.
Questo modello valuta l’efficacia di una cosiddetta Soluzione Basata sulla Natura (Nature-Based Solution, NBS) – cioè un intervento che si ispira ai processi naturali per affrontare problemi ambientali – nella sua capacità di mitigare la minaccia dell’intrusione del cuneo salino.
Il modello sviluppato, un vero e proprio emulatore digitale del delta, consente simulazioni climatiche a basso costo computazionale e con buona fedeltà fisica. Con questo modello, i ricercatori hanno condotto due esperimenti climatici per il periodo 1991-2100: uno tenendo in considerazione tutti i fattori in gioco, e uno in cui è escluso l’effetto dell’innalzamento del mare per valutarne, per differenza con il primo esperimento, l’impatto relativo sul fenomeno.
In un terzo esperimento, chiamato Digital Twin Experiment (esperimento del gemello digitale), gli scienziati del CMCC hanno testato una Soluzione Basata sulla Natura specificamente progettata per il sito del delta del Po di Goro. Hanno simulato l’effetto della piantumazione della specie alofita Atriplex portulacoides – una pianta costiera che tollera alti livelli di sale – sulla riduzione della salinità in un’area selezionata vicino alla foce. L’esperimento utilizza le relazioni empiriche di mitigazione del livello di sale ottenute nei laboratori dell’azienda spagnola Naturalea ricreando fedelmente le caratteristiche del sito reale.

Il futuro del delta del Po
In uno scenario futuro in cui non si adottano misure per limitare le emissioni di gas serra (chiamato dall’IPCC scenario RCP8.5, di “business as usual”), i risultati mostrano un aumento dell’intrusione del cuneo salino fino al 63% su base media annua nel lungo termine (2081-2100), arrivando fino al 120% in estate. Inoltre, la salinità alla foce del fiume potrebbe aumentare del 27% su base annua, con un picco a 69% in estate.
Questa risposta deriva dalla combinazione non lineare tra la riduzione della portata fluviale e l’innalzamento locale del livello del mare. Nel medio termine (2050–2080), il fattore predominante è la diminuzione della portata fluviale, mentre nel lungo termine (2080–2100) la portata tende a stabilizzarsi, e l’innalzamento locale del livello del mare inizia a giocare un ruolo rilevante.
La NBS testata con Atriplex portulacoides ha mostrato, in fase modellistica, una potenziale riduzione dell’intrusione salina fino al 16% annuo (22% in estate) entro il 2100. Se implementata prima del 2050, questa soluzione potrebbe rivelarsi sufficientemente efficace da azzerare l’aumento della lunghezza di intrusione del cuneo salino e addirittura causare un lieve calo della salinità alla foce.
Il delta del Po è un laboratorio naturale per osservare gli effetti dei cambiamenti climatici e testare strategie di adattamento. Questo “esperimento digitale” dimostra come un intervento tempestivo e basato sulla natura possa offrire soluzioni concrete e sostenibili, contribuendo a preservare le risorse idriche, gli ecosistemi e le economie locali.
Tradurre la scienza in azione, chiudere il cerchio tra modelli, laboratorio e territorio, è oggi più che mai necessario, per costruire un futuro resiliente per ecosistemi fragili ed esposti ai cambiamenti climatici come quello del delta del Po.
Giorgia Verri è ricercatrice presso la Fondazione CMCC dal 2012, dove coordina l’unità di ricerca in Coastal Earth System Modeling and Climate. Dopo la laurea magistrale in Fisica all’Università del Salento, ha conseguito un Master in Efficienza Energetica e Fonti Rinnovabili alla Sapienza e un Dottorato in Scienze Ambientali all’Università di Bologna.
La sua ricerca riguarda la modellazione del ciclo dell’acqua costiera, l’interazione tra acque dolci e marine, e l’integrazione di metodi fisici e statistici per la previsione e l’analisi dei cambiamenti climatici.
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