Processo Osmotico. Estetiche della depurazione tra immaginari liquidi e codici rigenerativi

Prodotto dal duo artistico Enzo e Barbara, Processo Osmotico prende forma con l’installazione Depuratore II, esposta presso The Circle Concept Zone in via Rastello 91 a Gorizia, in un progetto promosso dall’associazione QuiAltrove ETS, a cura di Vincenzo Alessandria.

Il seguente percorso si articola in diverse sezioni tematiche che affrontano il rapporto tra acqua, consapevolezza ecologica, strumenti di divulgazione e pratiche artistiche. Un’indagine transdisciplinare che si muove tra pensiero critico e sperimentazione visiva.

Nell’epoca dell’iperproduzione e dell’urbanizzazione accelerata, l’acqua continua a essere trattata come risorsa inesauribile e silenziosa, al tempo stesso onnipresente e trascurata. Lontana dall’immaginario comune, è spesso esclusa dalle narrazioni dominanti nonostante rappresenti una delle infrastrutture più strategiche del nostro tempo. La sua disponibilità è oggetto di tensioni geopolitiche, le sue proprietà biologiche sono sfruttate nei processi tecnologici, e la sua circolazione è sempre più vincolata da logiche di controllo ed estrazione. In questo contesto, l’acqua appare come materia viva, continuamente attraversata da conflitti, ma ancora incapace di trovare un linguaggio condiviso che ne racconti la complessità.

Guardare all’acqua significa imparare a leggerla non solo come elemento, ma come soglia. Essa non si limita a dissetare, trasportare o erodere: è anche ciò che conserva, ciò che trasforma, ciò che restituisce. Nei suoi movimenti si inscrivono memorie climatiche, scarti industriali, tensioni biologiche e potenzialità rigenerative. L’acqua, con la sua logica diffusa e resistente, ci chiede di sospendere la nostra centralità e aprirci a una diversa grammatica del tempo. Processo Osmotico si muove in questo spazio intermedio: tra fragilità e resistenza, tra ciò che fluisce e ciò che resta, dando forma a un’immaginazione ecologica che si affina nel dettaglio, nella cura silenziosa, in quelle soglie impercettibili che solo uno sguardo rallentato riesce a cogliere. 

Nel contesto attuale è più che mai necessario restituire centralità all’acqua, riportandola al centro del discorso pubblico, della sensibilità estetica e della progettualità interdisciplinare. Processo Osmotico propone un dispositivo di divulgazione che supera i confini disciplinari e si manifesta come esperienza sensoriale e cognitiva. L’integrazione tra arte visiva, bioarte, dati ambientali e simulazioni generative consente di articolare un racconto immersivo accessibile, capace di unire rigore e suggestione.

Fondamentali in questo percorso sono stati i contributi di Simone Di Piazza, micologo, con cui è stato condotto un workshop dedicato alla biologia dei funghi e al loro potenziale nel biorisanamento ambientale, e di Marco Selmin, con cui si è svolto un laboratorio di creative coding utilizzando Processing per simulare digitalmente la crescita organica del micelio.

Attraverso questi approcci, il progetto genera visualizzazioni ispirate al mondo fungino come metafora di una possibile coesistenza interconnessa e cooperativa. Il lavoro si rivolge a pubblici eterogenei: comunità accademiche, istituzioni culturali, studenti e cittadinanza attiva.

Al centro del progetto si trova Depuratore 2, un’installazione modulare che incarna fisicamente e simbolicamente il concetto di purificazione come pratica estetica, tecnologica e relazionale. L’arte, in questo contesto, non è mera rappresentazione, ma si fa metodo di indagine e strumento di riscrittura dell’immaginario. Processo Osmotico si configura come progetto in evoluzione, pensato per attivarsi in diversi formati e contesti: esposizione, piattaforma interattiva, contenuto editoriale. Per Krill Magazine, assume la forma di un saggio visivo interattivo: un ambiente multistrato che integra testo critico, fotografie d’archivio, audio ambientali, animazioni e codice generativo. L’intento è quello di costruire un linguaggio fluido, aperto e accessibile, in grado di restituire la complessità della materia liquida che ci attraversa.

Vincenzo Alessandria, nato a Catanzaro nel 1995, si è formato con un diploma triennale presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia e attualmente studia all’Accademia di Belle Arti di Venezia. La sua ricerca parte dal disegno grafico e si estende alla progettazione, con un forte interesse per la storia dell’arte contemporanea e un focus sul cambiamento e lo sviluppo del fare umano. Adotta un approccio multidisciplinare al design e alla comunicazione visiva, nella fase progettuale presta particolare attenzione al tempo e allo spazio, permettendo a ogni elemento di svilupparsi organicamente fino a raggiungere la sua forma finale. Ha collaborato con istituzioni come Palazzo Collicola, Fondazione Progetti Beverly Pepper, Fondazione Perugia ed Edizione Nazionale Cesare Brandi. Ha curato progetti editoriali, grafici e allestitivi per artisti come Vittorio Messina, Maurizio Cannavacciuolo, Claudio Massini, Ugo La Pietra, Giorgio Griffa, Mark di Suvero, Fabrizio Plessi, Mark Francis e Matteo Montani. Nel 2019 ha co-fondato Quadro Zero, un progetto che connette artisti emergenti attraverso piattaforme digitali. La sua attività si concentra sulla curatela e sull’organizzazione di mostre caratterizzate da coerenza concettuale, sia in spazi fisici che in ambienti digitali, incentivando gli artisti a sfruttare appieno il potenziale di ogni contesto. Negli ultimi anni ha selezionato artisti italiani e internazionali, contribuendo ad arricchire il discorso sulle nuove metodologie di ricerca emergenti nel panorama della sperimentazione artistica.

Enzo e Barbara è un progetto artistico nato da due artisti padovani, rispettivamente Riccardo Lodi e Greta Fabrizio. Il duo mira ad esplorare ed approfondire la tematica della comunicazione umana, i limiti ed i vantaggi che ne derivano, con un’attenzione particolare verso la micologia e la botanica. Approfondendo questi temi e osservando gli effetti dell’essere umano nel mondo si può facilmente comprendere quali possono essere le problematiche del comportamento storico-sociale tra gli umani. Va da sé che sia insito nel progetto un legame con il territorio veneto e Pianura Padana data la conformazione e la cultura di questo territorio.

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