
- 00. METAFISICA DELL'ESTATE
Metafisica dell'estate italiana
- Tommaso Guariento

Qualcosa come una metafisica dell’estate si annida, fra le pennellate di de Chirico e Magritte, nei negativi di Ghirri, nelle visioni di Campana, perso fra i campi da tennis di Arbasino e ritrovato nella Notte di Antonioni.
Un’estate di quelle immortalate da Fitzgerald e Camus, da Bufalino e Tondelli, un’estate in giallo, nella quale la pianura padana assume i tratti di un boulevard hollywoodiano, come in una rima di Zanzotto. Queste larghe ville, ricolme di Ercoli ed Ermeti, colle facciate trapassate dal sole di giugno, irrorate di cicale. Così vuote, e così fatte della stessa materia dei sogni.
Una lunga teoria di giovani, dalle vesti sgargianti, e un solo detective col volto di Mastroianni, mentre traversa incespicando il bagnasciuga felliniano. C’è qualcosa del mito, di lolitesco, nella metafisica dell’estate italiana, simile all’inverso della chiamata dell’essere, un principio di piacere che si srotola come un ombrellone, che si rimpicciolisce in un cocktail fiorito.
Cogliere un’estate come un microcosmo, come una eterotopia felice. Non una stagione, ma una forma di vita che può applicarsi a tutte le epoche e in tutti i meriggi pensosi.
C’è anche, a cercarla, una metafisica della terrazza, delle luci al neon e delle insegne roboanti, fresca di ghiaccio e nostalgica come l’edificio di una colonia degli anni ’50 a Cervia. Ma cosa cogliere, da quei lunghi viali viola, puntellati di cipressi, i quali conducono inevitabilmente al tempo della festa e al tempo del cordoglio? Nei lunghi pomeriggi di un convento umbro o nelle repentine chiacchere di una serata danzante? Tutto quello che vi è di fugace, nel dire e nella parole, prede corpo di bronzo e di marmo, eternato nelle cesellature dei paragrafi, cosicché anche il battito d’ali d’un effimera resti per sempre inciso in un vago firmamento.
Cosicché la dialettica degli sguardi intravisti nelle lunghe vasche per i boulevards centrali, si ricollochi magicamente nei versi nelle corrispondenze di un’astrologica portatile. Appiccicati corpi alle falci di luna, con i capelli increspati di salsedine, si ascolta piacevolmente la musica di una messa barocca che sale e traversa dalla chiesa romanica ai vigneti, le ultime vinacee parole, poste come una missiva ininterrotta sul ciglio di due barchesse.
Tommaso Guariento (Padova 1985) ha studiato filosofia contemporanea all’Università di Padova e a Paris 1 – Pantheon Sorbonne. Ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Studi Culturali Europei presso l’Università di Palermo nel 2015 con una tesi dal titolo “Ontologie del limite. La produzione di spazi alla fine della Modernità”. Ha inoltre svolto ricerche nel campo dell’antropologia francese contemporanea presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales. Ha scritto diversi articoli e collaborato a saggi, convegni e collettanee nei campi degli studi visuali, della filosofia e dell’antropologia contemporanea. Scrive per diverse riviste online, fra cui Not, L’indiscreto, CheFare. Collabora con la cooperativa “La Scuola Open Source” (Bari) presso la quale ha tenuto dei corsi di cultura visuale e coordinato le attività di ricerca. Nel 2023 ha pubblicato per Krill Books il saggio “Miti, meme, iperstizioni”.
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