Krill Magazine nasce come rivista digitale gratuita, ma per continuare a esistere — e crescere — ha bisogno del tuo sostegno.
- 03. PAESAGGI
Conosco un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento
- Floriana Bernardi
Di casa, impegno e nuovi orizzonti dalla costa jonica al mondo.
Questo scritto inquadra la percezione di un fermento culturale del territorio tarantino nella cornice di studi della geografia emozionale e degli studi culturali. In particolare, l’esperienza diretta di cittadina pugliese, di viaggiatrice piuttosto assidua della provincia jonica e alcune conversazioni tra amici hanno ispirato una riflessione personale al crocevia di affetti e indagine scientifica. È possibile che questo articolo documenti anche l’incipit di un progetto di ricerca futuro.
bell hooks (1952-2021) scriveva che un luogo in cui sentirsi a casa per molte persone è un pensiero costante. Molti si sentono persi, privi di una direzione, incapaci di intravedere il punto di approdo del loro viaggiare. È così che anche quando una “casa” la si ha, ed è grossomodo la stessa da sempre, abitata dalle stesse persone di sempre, talvolta capita di sentirsi “spatriati” e di riuscire a fatica a tenere la bussola, quella dell’età adulta. Talvolta questo è tanto più difficile, quanto più lontane sono alcune tra le persone più care, cui forse tocca di ritrovarsi spaesate altrove, avendo dovuto emigrare per studio, lavoro, o semplicemente mosse da una disperata volontà di “scappare all’infinito da casa” (hooks 2023: 26).
Eppure, ci sono dei luoghi in cui succede di saper ritrovare un equilibrio, pur sempre mobile e precario, complice forse il tempo più libero, disteso e intimo della vacanza. Per me alcuni di questi luoghi sono le acque turchesi del mar Jonio e quei lembi di terra frastagliata che caratterizzano le coste del tarantino, caratterizzata dalle tante, piccole e incantevoli baie che paiono caldi abbracci consolatori per gli animi un po’ inquieti come il mio. Molto vicine alla terra di Bari, il posto che sono solita chiamare casa, sono il luogo dei ricordi delle estati d’infanzia della mia mamma, oggi di quelle dei miei bambini, e conservano traccia di una bella estate tra amici nella mia tarda adolescenza. Paesaggi affettivi già solo per questo, sono oggi parte di un territorio più ampio – Taranto e la sua provincia – cui guardo ogni volta con rinnovata curiosità e ammirazione per i tentativi che, con impegno, alcuni tra i suoi abitanti stanno compiendo per riscattare quelle terre da un inevitabile destino di marginalità e subalternità ai “fuochi eterni dell’Ilva”, come li definisce Nicola Lagioia, e ai diversi altri padroni locali di cui ha scritto così bene Alessandro Leogrande in Fumo sulla città (2013) e Dalle Macerie (2018), per citare solo un paio dei suoi preziosi libri.
Questo scritto inquadra dunque la mia percezione di un fermento culturale del territorio tarantino nella cornice di studi della geografia emozionale e degli studi culturali riportando una riflessione personale al crocevia di affetti e indagine scientifica maturata attraverso l’esperienza diretta di cittadina pugliese, di viaggiatrice piuttosto assidua della provincia jonica e alcune conversazioni tra amici. La dimensione dell’impegno, dicevo, sembra accomunare una generazione di artisti e professionisti tarantini sulla quarantina, definita “generazione LAF” (Lupo 2025), composta, tra gli altri, dal musicista Antonio Diodato (1981), dal regista e attore Michele Riondino (1979) e dalla giornalista d’inchiesta Valentina Petrini (1979). Al di là dei percorsi che distinguono questi professionisti, il punto di forza di questa generazione è quello di cooperare e supportarsi vicendevolmente alla ricerca di un orizzonte di senso collettivo glocale alternativo per ripensare e riprendersi la città, un orizzonte capace di dar vita a progetti tanto significativi quanto simbolici per l’intero territorio tarantino. Uno di questi è certamente il “Primo Maggio Taranto”, un evento alternativo a quello più noto della più ampia scena nazionale, organizzato a partire dal 2013 dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, un gruppo indipendente di operai ed ex dipendenti Ilva (o ex-Ilva) formato altresì da studenti, insegnanti e cittadini impegnati nel territorio sotto la direzione artistica dei già citati Diodato, Riondino e Roy Paci per denunciare non solo le crisi croniche del territorio – in particolare quella ambientale, lavorativa e di salute pubblica, tutte ancora gravissime – ma anche questioni stringenti dell’attualità globale, tra cui guerre e violazioni di diritti umani.
Se si volesse individuare una colonna sonora per tutti i progetti di impegno e intervento etico-politico attualmente in corso in questa fetta di Puglia, il brano “La mia terra” di Diodato, colonna sonora del film di Riondino “Palazzina Laf”, entrambi pluripremiati nel 2024 dalla critica musicale e cinematografica, sarebbe certamente tra le più appropriate. Immaginiamo di ascoltare questa canzone in auto, al buio della sera, mentre costeggiamo il profilo della più grande acciaieria d’Europa e osserviamo incupiti “il fumo di guerra che corre nel cielo” dalle sue ciminiere imponenti. Tra i rimandi ritmici e sonori delle strofe ad un coro tragico che sembra alludere a un ineluttabile destino di “guerra” della città, un vero e proprio “campo minato” di problemi perennemente irrisolti, e quelli più dolci del ritornello, che auspicano invece un destino diverso e il “sogno fatato” di un nuova vita che sappia rinascere dalle rovine, questo brano apre a nuovi orizzonti e visioni, perseguite poi attraverso l’impegno di chi prova a far bene il proprio mestiere in ogni ambito, dalla politica al cinema, dalla scienza al turismo, dal volontariato alla musica.
Rimanendo ancora sul fronte musicale e artistico, si consideri l’attività di Spazioporto, divenuto un punto di riferimento culturale a Taranto che ospita festival musicali, concerti e mostre d’arte, un luogo di creatività che contribuisce alla valorizzazione del territorio e alla riqualificazione urbana. Lo stesso dicasi per il Medimex, il progetto di Puglia Culture e Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale, un festival internazionale di musica e “talk” a tema che dal 2023 è stato decentrato da Bari al capoluogo jonico, portando nel pieno centro cittadino, sull’iconica Rotonda a picco sul mare, musica e arte di qualità estrema, lavorando spesso in collaborazione con il Museo archeologico MArTa.
Proprio grazie al MarTa, inoltre, che si sta dimostrando un volano per la rinascita di Taranto come immaginava Leogrande (2018: 310), la città si è aperta alla contaminazione di linguaggi differenti, mescolando i preziosi reperti antichi della Magna Grecia con il design contemporaneo e la cultura pop internazionale. Si pensi ad esempio al “MAP Festival” (festival di musica, architettura, parallelismi), primo Festival italiano dedicato al rapporto tra architettura e musica realizzato a partire dal 2021 in occasione del centenario della morte dell’architetto Gio Ponti che a Taranto realizzò la Concattedrale, oppure alle mostre fotografiche in concomitanza del Medimex, che negli anni hanno contribuito a far conoscere lo Studio Hipgnosis (un laboratorio di grafica e design specializzato nella progettazione delle copertine di album musicali celebri), e a far rivivere diversi miti tra cui Lou Reed e la New York di Andy Warhol (2023), John Lennon (2024), l’icona pop britannica Amy Winehouse (2025) e i Ramones (2026).
Tuttavia, la vivacità culturale di questo capoluogo pugliese e della sua provincia, spesso offuscata dalle notizie di cronaca industriale, per così dire, non si limita all’arte e alla musica; ha anche a che fare con la ricerca scientifica marina. La Jonian Dolphin Conservation, ad esempio, lavora dal 2009 per la tutela dei cetacei del mar Ionio e per la difesa e il mantenimento dell’ecosistema marino. Dallo scorso novembre, inoltre, ha inaugurato il primo rifugio europeo per delfini provenienti da strutture zoologiche e centri di ricerca che potranno gradualmente riadattarsi a condizioni naturali di vita in mare, il “San Paolo Dolphin Refuge”. La leggenda della nascita della città – secondo il mito fondata da Taras, figlio di Nettuno dio del mare, raffigurato a cavallo di un delfino – si mescola meravigliosamente con la realtà.
Attraverso il breve racconto di questi frammenti di impegno, dunque, sembra delinearsi un nuovo immaginario legato a questo territorio pieno di contraddizioni e sempre un po’ a margine delle narrazioni della nostra Puglia, che si ridisegna soprattutto attraverso la cultura, l’arte e la ricerca scientifica. È evidente così come il racconto dei margini e dei frammenti, l’unico capace di “aprire uno squarcio e comprendere qualcosa” (Leogrande 2018) e di offrire un punto di vista altro e uno spazio di resistenza, sia anche l’unico in grado di generare nuove prospettive radicali da cui “guardare, creare, immaginare alternative e nuovi mondi” (hooks 2023: prima pagina), nuovi paesaggi tanto fisici e reali quanto, se vogliamo, interiori. Sono anche queste le “emozioni geografiche” di cui si occupa la “geografia emozionale” che studia i paesaggi sulla base delle percezioni soggettive ed emotive che di essi ne hanno residenti e viaggiatori. “Il ‘sentire’ sprigionato dai luoghi rappresenta un aspetto caratterizzante del territorio da comprendere e studiare onde restituire un’immagine di esso il più possibile completa. E questo poiché le emozioni, oltrepassando i confini dell’individuo, vanno a sedimentarsi nella coscienza collettiva, divengono patrimonio culturale, visione del mondo, ideologia, civiltà, identità, e assumono un ruolo profondamente sociale (poiché agendo sugli individui agiscono anche sui luoghi)” (Treccani, 2012).
Allora abitare o tornare ad abitare questi luoghi di marginalità, per davvero o soltanto “emozionalmente”, vuol dire testimoniare o accompagnare un impeto alla trasformazione della realtà e dell’immaginario ad essa connesso, un impeto alla ricerca di un luogo in cui la propria vita e i propri sforzi possano davvero fare la differenza. Un posto in cui, per l’appunto, ci si può sentire a casa, come scriveva bell hooks, specie se il territorio della propria casa coincide con lo spazio della cura, dell’impegno e dell’instancabile ricerca di bellezza tra le macerie della nostra umanità. È stata proprio la voce di questa straordinaria pensatrice nera americana del Kentucky, infatti, che ha suggerito questa mia riflessione emozionalmente marcata. E chissà che leggendola gli ancora troppi ragazzi e ragazze della diaspora meridionale non provino una certa nostalgia di casa: non di quella che si sono lasciati alle spalle (o che vorrebbero presto lasciarsi alle spalle), bensì una casa tutta ancora da immaginare e costruire con impegno, intelligenza, determinazione e un briciolo di rischio e follia. Insomma, osservava Leogrande, la lotta contro “l’alienazione” e lo “stagno” (2022: 270) comincia da qui: da una città e delle persone “non già così senza sogni” (2022:57).
Come scriveva bell hooks dagli Stati Uniti, avendo in mente un meridione ovviamente diverso da quello di cui qui si sta trattando, “ossessionata dal bisogno di sentirmi a casa, mi sono trasferita in molti luoghi prima di decidere di tornare al Sud. In definitiva volevo tornare nel luogo in cui mi ero sentita parte di una cultura di appartenenza; un luogo in cui sentirmi a casa, un paesaggio fatto di memoria, pensiero e immaginazione” (hooks: 255). Allora sarà forse grazie al “pensiero e all’immaginazione” che le contraddizioni dei luoghi potranno essere finalmente risolte dalle comunità operose che li abitano, oltre che soltanto, semplicemente, amate. Quanto a me e ai miei paesaggi interiori, infine, forse non c’è sempre troppo bisogno di capire, a volte “basta sedersi ad ascoltare”.
Bibliografia e sitografia
Desiati, M., Spatriati, Einaudi 2021.
hooks, b. Sentirsi a casa. Una cultura dei luoghi, Meltemi 2023.
Leogrande, A., Dalle Macerie. Cronache sul fronte meridionale, 2018.
Leogrande, A., Fumo sulla città, Feltrinelli 2022.
Lupo, D. Da Riondino a Diodato ecco i formidabili 40enni della «generazione Laf» in https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/editoriali/1500821/da-riondino-a-diodato-ecco-i-formidabili-40enni-della-generazione-laf.html, 5 maggio 2024.
“Geografia emozionale” in Enciclopedia Treccani, https://www.treccani.it/enciclopedia/geografia-emozionale_%28Lessico-del-XXI-Secolo%29/.
Musiche
Dalla, L., “Cara” in Dalla 1980.
Diodato, “La mia terra”, in Così speciale (2025).
Film
Palazzina Laf (2023) di Michele Riondino.
Floriana Bernardi è docente di Inglese, dottoressa di ricerca in Teoria del Linguaggio e Scienze dei Segni e ricercatrice indipendente nell’ambito degli studi culturali, postcoloniali e di genere. Ha pubblicato su riviste accademiche e volumi italiani e internazionali; ha curato un’antologia di scritti di Paul Bowman Studi Culturali. Teoria, Intervento, Cultura Pop (2011) ed è autrice della monografia Italy Beyond Gomorrah. Roberto Saviano and Transmedia Disruption (Rowman and Littlefield Int. 2017). Scrive per i magazine Humanist.Life e DiverCity. Per Krill ha già pubblicato, con Enrica Picarelli, “Dall’Atlantico nero all’attivismo della bellezza” e “Lewis Hamilton e l’intelligenza collettiva del MET Gala. Dandismo, nerezza, celebrità”.
KRILL MAGAZINE 03
Ricevi Krill Magazine via mail in anteprima
Lascia la tua mail per ricevere Krill Magazine in anterprima e per conoscere tutti i dettagli del progetto





