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- 03. PAESAGGI
Il Ballatoio – Storie a domicilio per il Salone del Libro
- Michela Risi
Intervista a Ilaria Oddenino
Quanto sarebbe bello se, incontrandoci sul ballatoio, invece di fare gossip sul vicino del terzo piano o fare l’ elenco delle nostre compere, ci raccontassimo dei libri? Organizzati tutti attorno ad un romanzo, ci chiederemmo: lo stai leggendo? A che pagina sei arrivato?
Questo è stato il primo pensiero che ha mosso Ilaria Oddenino alla creazione del suo “Ballatoio” per il Salone off: torinese, docente di lingua e letteratura inglese all’Università della sua città e traduttrice, nel 2021 crea il suo progetto:«Sono una persona che lavora con i libri, leggo tanto e per molti anni ho abitato in una casa con un ballatoio». Un passaggio del tutto naturale quindi quello che l’ha portata ad avvicinare i libri ai luoghi, che spesso non raggiungono: sui pianerottoli dei condomini periferici di Torino, lontani dalle scene della Cultura con la C maiuscola. Ilaria, con l’aiuto e la telecamera di Paolo Ceretto, documentarista che si occupa della parte video, incontra gli abitanti del palazzo scelto direttamente sotto casa: consegna loro i libri, si promettono di rivedersi dopo un mese, registrano riflessioni ed opinioni dei lettori in vista dell’evento conclusivo, che vedrà la presenza dell’ospite prescelto e la proiezione del filmato. Tutto questo, ci spiega Ilaria, «è possibile solo attraverso la costruzione di un rapporto basato sulla fiducia: fare in modo che la gente apra le porte di casa sua e ti permetta di entrare nella propria intimità non è scontato nè semplice. Condividono con noi torte, caffè, fotografie e soprattutto tanto tempo. La speranza è sempre quella di far leggere persone che non leggono mai. Non sempre ci siamo riusciti, ma abbiamo anche assistito a tante sorprese». Grazie al Ballatoio, Ilaria tenta di avvicinare le bellezze più preziose del mondo: i libri e le persone.Questo è stato il primo pensiero che ha mosso Ilaria Oddenino alla creazione del suo “Ballatoio” per il Salone off: torinese, docente di lingua e letteratura inglese all’Università della sua città e traduttrice, nel 2021 crea il suo progetto:«Sono una persona che lavora con i libri, leggo tanto e per molti anni ho abitato in una casa con un ballatoio». Un passaggio del tutto naturale quindi quello che l’ha portata ad avvicinare i libri ai luoghi, che spesso non raggiungono: sui pianerottoli dei condomini periferici di Torino, lontani dalle scene della Cultura con la C maiuscola. Ilaria, con l’aiuto e la telecamera di Paolo Ceretto, documentarista che si occupa della parte video, incontra gli abitanti del palazzo scelto direttamente sotto casa: consegna loro i libri, si promettono di rivedersi dopo un mese, registrano riflessioni ed opinioni dei lettori in vista dell’evento conclusivo, che vedrà la presenza dell’ospite prescelto e la proiezione del filmato. Tutto questo, ci spiega Ilaria, «è possibile solo attraverso la costruzione di un rapporto basato sulla fiducia: fare in modo che la gente apra le porte di casa sua e ti permetta di entrare nella propria intimità non è scontato nè semplice. Condividono con noi torte, caffè, fotografie e soprattutto tanto tempo. La speranza è sempre quella di far leggere persone che non leggono mai. Non sempre ci siamo riusciti, ma abbiamo anche assistito a tante sorprese». Grazie al Ballatoio, Ilaria tenta di avvicinare le bellezze più preziose del mondo: i libri e le persone.
Perchè hai creato questo progetto?
«L’idea nasce tanto tempo fa. Svilupparla, farla maturare, capire in maniera precisa come desideravo farla ed infine realizzarla è stato lungo e complicato, come tutte le cose belle. Ci è voluto molto tempo per capire quale “ casa ” dare all’intuizione iniziale: essendo di Torino, il Salone del libro sembrava la realtà più adatta ad accogliere il programma che avevo in mente, soprattutto il Salone Off, che è la parte che lavora fuori dal Lingotto, sul territorio, nelle scuole, nelle carceri, in periferia. Infatti il Ballatoio non lavora mai nei condomini del centro. Siamo giunti quest’anno alla nostra quinta edizione coinvolgendo esclusivamente zone periferiche, in cui ci sono contesti all’interno dei quali la lettura come pratica abituale non risulta essere necessariamente e fortemente sviluppata. L’idea è quella di portare il libro nel luogo in cui la gente legge davvero, cioè a casa, valorizzando la lettura anche all’esterno dei circoli culturali o dei lettori, che rimangono luoghi bellissimi e necessari. Ho preferito entrare nella casa delle persone, nei cortili, nei condomini; mi sono resa conto che questo è effettivamente un modo concreto di creare aggregazione attorno ad un libro».Perchè hai creato questo progetto? «L’idea nasce tanto tempo fa. Svilupparla, farla maturare, capire in maniera precisa come desideravo farla ed infine realizzarla è stato lungo e complicato, come tutte le cose belle. Ci è voluto molto tempo per capire quale “ casa ” dare all’intuizione iniziale: essendo di Torino, il Salone del libro sembrava la realtà più adatta ad accogliere il programma che avevo in mente, soprattutto il Salone Off, che è la parte che lavora fuori dal Lingotto, sul territorio, nelle scuole, nelle carceri, in periferia. Infatti il Ballatoio non lavora mai nei condomini del centro. Siamo giunti quest’anno alla nostra quinta edizione coinvolgendo esclusivamente zone periferiche, in cui ci sono contesti all’interno dei quali la lettura come pratica abituale non risulta essere necessariamente e fortemente sviluppata. L’idea è quella di portare il libro nel luogo in cui la gente legge davvero, cioè a casa, valorizzando la lettura anche all’esterno dei circoli culturali o dei lettori, che rimangono luoghi bellissimi e necessari. Ho preferito entrare nella casa delle persone, nei cortili, nei condomini; mi sono resa conto che questo è effettivamente un modo concreto di creare aggregazione attorno ad un libro».
In che modo la lettura ci unisce?
«Ci unisce molto di più di quello che pensiamo, ad ogni esperienza in modi e ritmi del tutto inediti. Ho capito che non è sempre facile far leggere le persone: si avverte un po ‘ di diffidenza rispetto all’oggetto “libro” e le persone all’inizio hanno la percezione di essere interrogate o giudicate. Superato però questo scoglio, quando i vari condomini iniziano a leggere, nascono momenti di unione e confronto. Il libro diventa a tutti gli effetti un argomento di conversazione. Il condominio si riunisce intorno a questa esperienza di storia condivisa. Diventa parte del tessuto della realtà quotidiana della gente e avvicina persone che hanno, nella vita di tutti giorni, molto poco in comune: la stessa storia può essere eletta in tanti modi, ognuno cattura angolazioni diverse, nel rispetto della differenza che ci distingue e ci accomuna. Persone diverse leggono la stessa storia, che funge da filo comune e che le porta insieme anche fisicamente: quando consegnamo i libri a casa oppure ci presentiamo per registrare le interviste, veniamo accolti da tutti gli abitanti della palazzina; organizzano aperitivi, preparano il caffè. Il libro ci consente di raccoglierci anche fisicamente tutti insieme, quindi direi che la lettura ci unisce eccome».
Come funziona il Ballatoio? In che modo vi mettete in contatto con i condomini?
«Ogni anno l’organizzazione è diversa da quello precedente, perché il progetto si espande e raggiunge persone nuove. Il primo anno citofonavamo casualmente per entrare nei palazzi, li osservavamo da dentro ed agganciavamo una persona che avrebbe portato tutte le altre a conoscenza del progetto, con l’aiuto di volantini nella bacheca condominiale oppure di chat con l’amministratore del palazzo. Già dal secondo anno le circoscrizioni territoriali sono entrate attivamente nel progetto e la gente iniziava spontaneamente a proporsi per partecipare: associazioni di quartiere ci aiutano a metterci in contatto con le persone, capita anche di tornare in quartieri che abbiamo già frequentato, ma in palazzine diverse perché altri condomini desiderano aderire. Quindi le modalità di sviluppo del “Ballatoio” cambiano: partiamo da una ricerca legata alla zona dove si vogliamo lavorare, da un’associazione che ha già lo scopo di sostenere la comunità del quartiere oppure da una candidatura spontanea. La prima cosa che faccio in ogni caso è incontrare chi mi contatta, ci accordiamo sulle date della consegna del libro, attiviamo le chat di gruppo e così, dopo aver intercettato le persone che vivono nel palazzo e dato loro il libro, inizia la lettura».
Quali riscontri hai avuto dalle persone che avete coinvolto?
«Quello che ho imparato è che la gente ha molta voglia di raccontarsi e che spesso un confronto sui libri diventa un pretesto per condividere la propria storia. Ho ricordi di persone anche molte anziane che non vedevano l’ora di raccontarci del loro passato, di mostrarci vecchie foto e condividere memorie legate anche proprio al palazzo, a chi ci viveva e continua a viverci. Il riscontro è sempre stato stupendo, sia nei condomini che durante gli eventi. Nelle prime edizioni leggevamo classici, quindi non avevamo l’autore/autrice come ospiti ed invitavamo persone legate al libro per lavoro o ambito di studio. Nel 2021 ci ha accompagnato alla fine del progetto Lella Costa, l’anno dopo abbiamo letto Fenoglio e sua figlia ha trascorso l’ultima serata con noi. Dall’anno scorso invece abbiamo optato per la lettura di libri in uscita, avendo con noi lo scrittore /scrittrice: abbiamo coinvolto Daria Bignardi e quest’anno Paolo Nori. La partecipazione delle persone, ma anche dei nostri ospiti, non smette mai di stupirci e l’emozione ogni anno è travolgente».
Michela Risi è studiosa di Relazioni Internazionali; ha scritto per il magazine femminile Donna Moderna, per la rivista telematica DEP (deportate, esule e profughe) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia ed è socia della Libreria delle Donne di Milano, città nella quale vive.
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