Planet Terror – Turismo di massa in Italia

In Italia, il 70% del turismo si concentra nell’1% del territorio, congestionando città come Roma, Venezia e Firenze, soprattutto durante festività, ponti, weekend e, naturalmente, nella nuova estate tropicale italiana. Se l’impatto del turismo di massa è devastante per le grandi città, immaginate cosa accade nei piccoli borghi, isolati e costruiti su una manciata di stretti vicoli, come le Cinque Terre: minuscole, ma al centro dei desideri dei viaggiatori di tutto il mondo. Un noto giornalista statunitense, dopo una recente visita, le ha ribattezzate “5 Terror”.

Cinque Terre, Roma, Firenze, Pisa e Venezia: queste sono le tappe fisse e imprescindibili del “giro della morte” del turismo intercontinentale, la dorsale delle rumorose truppe di selfisti a caccia di sfondi iconici per miliardi di foto destinate a restare invisibili. Cultura, storia, emozioni, esperienzialità: parole buone per depliant e siti di promozione, ma che poco hanno a che vedere con questo fenomeno di massa, ormai ingombrante. Residenti e istituzioni si lamentano sulla stampa e nei bar, ma intanto incassano; quintali di souvenir kitsch invadono negozi, bancarelle e borsoni degli abusivi, ogni spazio si trasforma in B&B, la ristorazione è spesso di bassa qualità a prezzi esorbitanti (trovare italiani a gestire o lavorare in queste attività è un’impresa), la gestione dei rifiuti è difficoltosa, il trasporto pubblico al collasso, i taxi rari e pronti a stangate.Cinque Terre, Roma, Firenze, Pisa e Venezia: queste sono le tappe fisse e imprescindibili del “giro della morte” del turismo intercontinentale, la dorsale delle rumorose truppe di selfisti a caccia di sfondi iconici per miliardi di foto destinate a restare invisibili. Cultura, storia, emozioni, esperienzialità: parole buone per depliant e siti di promozione, ma che poco hanno a che vedere con questo fenomeno di massa, ormai ingombrante. Residenti e istituzioni si lamentano sulla stampa e nei bar, ma intanto incassano; quintali di souvenir kitsch invadono negozi, bancarelle e borsoni degli abusivi, ogni spazio si trasforma in B&B, la ristorazione è spesso di bassa qualità a prezzi esorbitanti (trovare italiani a gestire o lavorare in queste attività è un’impresa), la gestione dei rifiuti è difficoltosa, il trasporto pubblico al collasso, i taxi rari e pronti a stangate.

Un vero e proprio esercito invade ogni giorno i luoghi più iconici d’Italia, armato di ombrelli, bandierine e selfie stick, con divise variopinte e cappelli di ogni sorta, seduti e sdraiati ovunque, quasi sempre in coda, l’uno sopra l’altro, con lo sguardo fisso sullo smartphone alla ricerca dello sfondo più banale per i loro contenuti social, trasformando il Paese in una gigantesca Disneyland a forma di stivale.

Questo è il cuore del progetto: raccontare la condizione umana attraverso il prototipo del turista medio di oggi. Realizzato tra Pasqua, i ponti primaverili e l’estate più torrida degli ultimi decenni, con il flash sempre acceso a rendere tutto ancora più finto, più “cartonato”. Il titolo, “Planet Terror”, oltre a citare la definizione sopra riportata, richiama il film pulp di Rodriguez e Tarantino del 2007: uno stile esagerato, esplicito, colorato e splatter per raccontare una catastrofica invasione zombie, la summa dell’overtourism, un’orda di morti viventi all’assalto di luoghi dove prima c’era vita.Questo è il cuore del progetto: raccontare la condizione umana attraverso il prototipo del turista medio di oggi. Realizzato tra Pasqua, i ponti primaverili e l’estate più torrida degli ultimi decenni, con il flash sempre acceso a rendere tutto ancora più finto, più “cartonato”. Il titolo, “Planet Terror”, oltre a citare la definizione sopra riportata, richiama il film pulp di Rodriguez e Tarantino del 2007: uno stile esagerato, esplicito, colorato e splatter per raccontare una catastrofica invasione zombie, la summa dell’overtourism, un’orda di morti viventi all’assalto di luoghi dove prima c’era vita.

Francesco Ditria è fotografo e videomaker dai primi anni 2000, prevalentemente per news, corporate e industriali.
Racconta la condizione umana che gli sta intorno, che conosce, senza troppi ‘esotismi’, senza andare molto lontano. Gli piace la fotografia brutale, ironica e irriverente, con una predilezione per il brutto, lo squallido e quello che è apparente banale.

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